Circular Economy and the SDGs

By Simina Scripat

English Version

The crisis caused by COVID-19 and the effects of climate change made the transition to an economic system in which production and consumption are more sustainable increasingly urgent. This implies a total paradigm shift from the status quo. In this new perspective, the needs of the present must be met without compromising the ability of future generations to meet their own needs. To achieve such development, in 2015 the Member Countries of the United Nations adopted the 17 Sustainable Development Goals (SDGs) to be achieved by 2030. These goals are based on the three pillars: environmental, social, and economic. Given the close interconnection of these levels, a transformation of the economic system can also bring environmental and social benefits.

Generally speaking, studies have shown how the circular model can benefit the achievement of all SDGs. For example, it has a direct effect on ensuring the availability and sustainable management of water and sanitation for all (SDG 6). In fact, several parts of the world currently experience severe water shortages at least once a year. The use of circular practices, such as the development of small-scale water purification technologies or wastewater treatment to reduce the discharge of wastewater into drinking water sources, may offer a solution to this water access issue. Circular economy (CE) can also directly benefit the achievement of SDG 7 – ensure access to affordable, reliable, sustainable, and modern energy for all. Energy is one of the most polluting sectors, and as a study by the Ellen MacArthur Foundation shows, the transition to renewable energy can address 55% of global greenhouse gas (GHG) emissions. By introducing CE in five sectors (key cement, plastics, steel, aluminum, and food), it would be possible to reduce these emissions by 9.3 billion tons, thus curbing the other 45% of GHGs. In addition, the paradigm shift brought by CE can have a positive impact on job creation, helping to achieve SDG 8 – decent work and economic growth. Indeed, it has been estimated that the CE could create around 3 million jobs by 2030 in Europe. This is about three times higher than what would be achieved by continuing with a linear model. In addition, CE has a direct link to the achievement of SDG 12, which is to ensure sustainable consumption and production, as current rates of materials consumption are not. 

These are just a few of the strong direct links that CE might have on achieving the SDGs. However, it is possible to find also less immediate links. For example, the circular practice of industrial symbiosis can facilitate the achievement of SDG 9 – Build resilient infrastructure, promote inclusive and sustainable industrialization, and foster innovation. Industrial symbiosis is the close interconnection of industrial plants in which the waste or byproducts of one industry (or industrial process) become the raw materials for another. In addition, different circular practices can be incorporated in various aspects of the urban system (such as water supply, infrastructure construction, and food), thus indirectly contributing to the achievement of SDG 11 – Sustainable Cities and Communities. Lastly, CE can support the achievement of SDG 14 – Life Under Water. The oceans and seas are extremely important in maintaining the planet and increasing levels of waste, especially plastics, are causing irreversible damage to ecosystems. By redesigning packaging materials, the circle of plastic use could be closed, which would benefit the well-being of our waters.

In general, the circular approach to the economy represents a way in which we can not only achieve the preservation of our planet, but also have a positive impact on the social dimension. It is necessary to emphasize the importance of cooperation between the various stakeholders in addressing the challenges posed by this paradigm shift. However, the transition to CE is becoming increasingly urgent if the sustainability goals outlined in the 2030 Agenda are to be achieved.

Versione Italiana

L’Economia Circolare e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile

La crisi causata dal COVID-19 e gli effetti del cambiamento climatico hanno reso sempre più urgente la transizione verso un sistema economico in cui produzione e consumi siano più sostenibili. Questo comporta un totale cambio di paradigma rispetto allo status quo. In questa nuova prospettiva di sviluppo sostenibile i bisogni del presente devono essere realizzati senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri. Per raggiungere tale sviluppo, nel 2015 i Paesi Membri delle Nazioni Unite hanno adottato gli 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS), da raggiungere entro il 2030. Questi obiettivi sono basati su tre pilastri: ambientale, sociale ed economico. Data la stretta interconnessione di questi livelli, una trasformazione del sistema economico può portare benefici anche a livello ambientale e sociale.

Generalmente parlando, gli studi hanno dimostrato come il modello circolare può beneficiare il raggiungimento di tutti gli OSS e ci possono essere dei collegamenti più o meno diretti. Ad esempio, ha un effetto diretto sul garantire la disponibilità e la gestione sostenibile di acqua e servizi igienici per tutti (OSS 6). Attualmente in varie parti del mondo si sperimenta una grave carenza d’acqua almeno una volta all’anno. L’utilizzo di pratiche circolari come lo sviluppo di tecnologie di purificazione dell’acqua su piccola scala oppure il trattamento delle acque reflue per ridurre lo scarico delle acque reflue nelle fonti di acqua potabile, possono offrire una soluzione a questa problematica dell’accesso all’acqua. Un altro obiettivo su cui l’economia circolare (EC) ha un effetto diretto è l’OSS 7 – garantire l’accesso all’energia economica, affidabile, sostenibile e moderna per tutti. Quello dell’energia è uno dei settori più inquinanti e in uno studio della Fondazione Ellen MacArthur emerge come con la transizione all’energia rinnovabile si può contrastare il 55% delle emissioni globali di gas serra. Con l’introduzione dell’EC in cinque settori (chiave cemento, plastica, acciaio, alluminio e cibo) si riuscirebbe a ridurre queste emissioni di 9,3 miliardi di tonnellate, arginando così anche le restanti 45% delle emissioni. Inoltre, il cambio di paradigma portato dall’EC può avere un notevole impatto per la creazione di posti di lavoro, aiutando a conseguire l’OSS 8 – lavoro dignitoso e crescita economica. Infatti, si stima che con l’EC potrebbero essere creati circa 3 milioni di posti di lavoro entro il 2030 in Europa. Questo numero è tre volte più alto rispetto a quello che si raggiungerebbe continuando con un modello lineare. In aggiunta, L’EC ha un collegamento diretto con il raggiungimento dell’OSS 12, ovvero garantire consumo e produzioni sostenibili, in quanto i tassi attuali di consumo dei materiali non lo sono. 

Questi sono solo alcuni dei legami diretti forti che l’EC potrebbe avere sul raggiungimento degli OSS. Tuttavia, è possibile trovare anche nessi meno immediati. Per esempio, la pratica circolare della simbiosi industriale può agevolare la realizzazione dell’OSS 9 – costruire un’infrastruttura resiliente, promuovere l’industrializzazione inclusiva e sostenibile e sostenere l’innovazione. La simbiosi industriale è fondata sulla stretta interconnessione degli stabilimenti industriali in cui i rifiuti o i sottoprodotti di un’industria o un processo industriale diventano le materie prime per un’altra. Inoltre, le pratiche circolari possono essere incorate in vari aspetti del sistema urbano (come l’approvvigionamento idrico, la costruzione di infrastrutture e l’alimentazione), contribuendo così in maniera indiretta al raggiungimento dell’OSS 11 – Città e Comunità Sostenibili. Infine, l’EC può favorire il conseguimento dell’OSS 14 – Vita sott’Acqua. Gli oceani e i mari hanno una grande importanza mantenimento del pianeta e i livelli crescenti dei rifiuti, soprattutto plastiche, comportano dei danni irreversibili agli ecosistemi. Attraverso la riprogettazione dei materiali che si utilizzano per il confezionamento dei prodotti, si potrebbe chiudere il cerchio dell’utilizzo della plastica e favorire anche il benessere delle nostre acque.

In linea generale, l’approccio circolare all’economia rappresenta un modo in cui non solo si riesce a conseguire la preservazione del nostro pianeta, ma anche ad avere un impatto positivo sulla dimensione sociale. Questo cambio di paradigma presenta molteplici sfide e nell’affrontarle la cooperazione tra i vari attori è un elemento necessario. In ogni modo, questa transizione verso l’EC si rivela sempre più urgente se si vogliono raggiungere gli obiettivi di sostenibilità che vengono delineati dall’Agenda 2030.

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