Future Cities: Urban Forestry

English Version

Cities are the first cause and at the same time victims of global warming, but can they be the first resource for fighting climate change?

Stefano Boeri, President of Triennale Milano, was our guest during our Re-think Circular Economy Forum last October. He firmly believes that yes, a city could be the first resource for tackling climate change. He thinks of vegetation as an essential element of architecture and this is what makes his projects special. 

He started his speech by highlighting how by 2030, 60% of the global population is projected to live in urban areas and that cities consume 75% of the world’s natural resources and account for more than 70% of global CO2 emissions. To avoid producing new CO2 and absorbing the emissions that already exist in the atmosphere, plants and trees are extremely efficient. His Urban Manifesto explains more about this.

During our event, Stefano presented an innovative project Smart Forest City in Cancun, Mexico. He chose this city because, in this urban area, a Chinese company has already destroyed part of the mangroves forest in order to build a mall. The idea of Smart Forest City is the concept of Urban Forestry, to contrast deforestation.

The main idea behind Smart Forest City is to create sustainable spaces and help the city to become self-sufficient. The city will host up to 130.000 people, it will have 5 or 6 epicenters around a series of University departments. It will be composed of more than 7 million trees and thousands of other plants. The most interesting part of the project is the buffer zone: the perimeter of this new city is composed of solar panels and a place for agricultural fields, where it will be possible to cultivate and produce part of the food for the citizens.

According to Boeri, this is a new horizon for the future of cities, where the urban environment is transformed into an “archipelago” of districts or urban villages. The water channel is connected to the sea via an underground system that allows the city to be irrigated in a sustainable manner and to be used as potable water. The city includes an electric and autonomous public mobility system to serve the internal system of smart paths and the mobility plan provides that all residents will leave vehicles on the outskirts.

Another project by Stefano is Tirana Riverside, which aims to provide self-sufficiency and social inclusion. This project started after the earthquake that hit Tirana in 2020: the goal is to design a walkable neighborhood with a distribution of essential public services around three central locations, easily accessible for pedestrians from all areas of the neighborhoods and that includes retail, healthcare, and education.

This is a district that will be capable of responding not only to post-earthquake emergencies but that also satisfies post-Covid 19 health requirements and the needs dictated by the climate crisis. Important components of the project are the public and private green spaces, distributed on public grounds, vertical surfaces, and roofs, which are considered as living spaces for different daily activities.  

The district is planned with the idea to establish public schools as the center of public life, as Boeri believes that schools are the core of the future of the cities and they should be accessible every day at every time to everyone.

Vertical surfaces and roofs are called by Boeri “Vertical ForestING”. Generally, the idea of Vertical ForestING shaped the international debate on architecture and climate change, not only because it multiplies the number of trees in cities, but also because it is a multiplier of urban biodiversity and it demineralizes urban surfaces.

Stefano Boeri has demonstrated through his projects that paying attention to the relationship between the city and nature can be a real game-changer in preventing climate change.

You can read more about this topic in our report on Re-think Milan 2020 or you can watch the full video of Strefano Boeri’s speech here:

Città del futuro: Urban Forestry

Versione Italiana

Le città sono la prima causa e allo stesso tempo le vittime del riscaldamento globale, ma possono essere la prima risorsa per combattere il cambiamento climatico?

Stefano Boeri, presidente della Triennale di Milano, che è stato nostro ospite durante il nostro Re-think Circular Economy Forum lo scorso ottobre, crede che sì, una città possa essere la prima risorsa per affrontare il cambiamento climatico. Nella visione di Boeri, la vegetazione in particular è vista come un elemento essenziale dell’architettura ed è proprio questo dettaglio che rende i suoi progetti speciali.

Boeri ha iniziato il suo discorso sottolineando come entro il 2030, si prevede che il 60% della popolazione mondiale vivrà in aree urbane e che le città consumeranno il 75% delle risorse naturali del mondo e saranno responsabili di oltre il 70% delle emissioni globali di CO2. Per evitare di produrre nuova CO2 e assorbire le emissioni già presenti nell’atmosfera, le piante e gli alberi sono estremamente efficienti. L’Urban Manifesto di Boeri spiega di più su questo.

Durante il nostro evento, Boeri ha presentato un progetto innovative: Smart Forest City pensato per Cancun, in Messico. Questa città è stata scelta perché qui una società cinese ha già distrutto parte della foresta di mangrovie per costruire un centro commerciale. L’idea di Smart Forest City è basata sul concetto di Urban Forestry, per contrastare la deforestazione.

L’idea principale di Smart Forest City è quella di creare spazi sostenibili e aiutare la città a diventare autosufficiente. La città ospiterà fino a 130.000 persone, avrà 5 o 6 epicentri intorno a una serie di dipartimenti universitari. Sarà composta da più di 7 milioni di alberi e migliaia di altre piante. La parte più interessante del progetto sono le zone cuscinetto che la circonderanno: il perimetro di questa nuova città sarà composto da pannelli solari e da campi agricoli, dove sarà possibile coltivare e produrre parte del cibo per i cittadini.

Secondo Boeri, questo è un nuovo orizzonte per il futuro delle città, dove l’ambiente urbano si trasforma in un “arcipelago” di quartieri o villaggi urbani. Il canale dell’acqua è collegato al mare attraverso un sistema sotterraneo che permette di irrigare la città in modo sostenibile e di utilizzarla come acqua potabile. La città include un sistema di mobilità pubblica elettrica e autonoma per servire il sistema interno di percorsi intelligenti e il piano di mobilità prevede che tutti i residenti lascino i veicoli in periferia.

Un altro progetto di Stefano è Tirana Riverside, che mira all’autosufficienza e all’inclusione sociale. Questo progetto è stato sviluppato in seguito al terremoto che ha colpito Tirana nel 2020: l’obiettivo è quello di progettare un quartiere percorribile a piedi con una distribuzione di servizi pubblici essenziali intorno a tre luoghi centrali, facilmente accessibili per i pedoni da tutte le aree del quartiere, ossia la vendita al dettaglio, la sanità e l’istruzione.

Si tratterà di un quartiere che sarà in grado di rispondere non solo alle emergenze post-terremoto ma che soddisfa anche le esigenze sanitarie post-Covid 19 e le necessità dettate dalla crisi climatica. Componenti importanti del progetto sono gli spazi verdi pubblici e privati, distribuiti su suolo pubblico, superfici verticali e tetti, considerati come spazi di vita per diverse attività quotidiane. 

Il quartiere è progettato con l’idea di stabilire le scuole pubbliche come centro della vita pubblica, poiché Boeri crede che le scuole siano il nucleo del futuro delle città e dovrebbero essere accessibili ogni giorno e in ogni momento a tutti.

Le superfici verticali e i tetti sono chiamati da Boeri “Vertical ForestING”. In generale, l’idea del Vertical ForestING ha plasmato il dibattito internazionale sul legame tra architettura e cambiamento climatico, non solo perché tale strategia moltiplica il numero di alberi nelle città, ma anche perché è un moltiplicatore della biodiversità urbana e permette di demineralizzare le superfici urbane.

Stefano Boeri ha dimostrato con i suoi progetti che prestare attenzione al rapporto tra città e natura può essere un vero e proprio game-changer nella prevenzione del cambiamento climatico.

Potete leggere di più su questo argomento nel nostro report su Re-think Milano 2020 oppure riguardare l’intero intervento di Stefano Boeri qui: 

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