Month: September 2021

  • Italiano La Professoressa Simona Tondelli dell’Università di Bologna è stata nostra ospite in occasione di Hacking the City lo scorso aprile. Il suo intervento, sintetizzato in questo articolo, si è concentrato sull’applicazione dell’economia circolare nell’ecosistema urbano.  Il focus della Prof.ssa Tondelli è sulla circolarità urbana, che è per noi oggi un tema centrale poiché le città sono solitamente luoghi in cui la maggior parte degli impatti che noi generiamo si concentrano, ma li subisce anche perché la gran parte della popolazione mondiale vive qui e continuerà ad aumentare. Inoltre, nelle città abbiamo circa l’81% dei consumi; la metà delle città con oltre 100.000 abitanti tendono a soffrire di scarsità idrica; possono esserci problemi di food security; l’artificializzazione del suolo che causa la perdita di terreni agricoli; si consumano il 60-80% di risorse naturali; si producono oltre il 50% dei rifiuti e oltre i 2/3 delle emissioni di gas serra oltre a consumare circa il 60% dell’energia.  Bisogna però tener presente che le città sono tutte molto diverse tra loro, sia al loro interno che tra di loro, avendo queste diversi stadi di sviluppo che possono vedere città caratterizzate da spopolamento o invecchiamento della popolazione provocando quindi l’abbandono di spazi ancora utilizzabili, ad esempio Detroit, e dall’altra parte, ci sono invece città in cui la popolazione tende a concentrarsi perché sono poli economici importanti, spostando invece attività meno redditizie nelle periferie, ad esempio Vancouver.  Un possibile approccio alla circolarità urbana è quello sviluppato dalla Circular Cities Hub che spiega quali sono le caratteristiche che una città dovrebbe avere per diventare effettivamente circolare:  La “città locale”, nel senso che la chiusura del ciclo a cui si ambisce deve concretizzarsi il più possibile nella produzione e nel consumo all’interno dei confini di questo centro.   La “città in loop”, un luogo dove le risorse vengono riciclate, riutilizzate, recuperate e poi usate per...
  • 14 September 2021

    Comunicato Stampa

    RE-THINK CIRCULAR ECONOMY FORUM APPRODA A TARANTO Conferenza stampa di presentazione Martedì 14 settembre 2021 – ore 11.00 Castello Aragonese, Piazza Castello 4, Taranto Presentazione dell’evento del 28 e 29 settembre in cui aziende, istituzioni, startup ed enti di ricerca mostreranno il loro percorso tutto circolare per favorire la nascita di attività innovative e imprenditoriali nel territorio pugliese 28-29 settembre 2021 – 28 settembre dalle 9.00 alle 18.30 & 29 settembre dalle 9.15 alle 18:16 – Evento in presenza e online – Link per registrazione Milano, 14 settembre 2021 – Mancano pochissimo a Re-think – Circular Economy Forum che, per questa edizione, approda a Taranto. Il 28-29 settembre presso il Dipartimento Jonico dell’Università di Bari la protagonista indiscussa sarà l’economia circolare. Il giorno 14 settembre si è svolta la conferenza stampa dove hanno partecipato il Sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, Silvio Busico, Presidente di ITS Logistica Puglia, Francesco Fumarola, Co-fondatore di Tondo, Patrick Poggi Presidente di Eurota ETS, e Gianni Azzaro, Consigliere Nazionale ANCI. Durante la conferenza sono stati annunciati alcuni dei temi che verranno trattati durante la due giorni. Si partirà dal Green Deal, caposaldo europeo per l’attuazione di nuovi importanti cambiamenti nell’industria e non solo, fino a raccontare i progetti più virtuosi messi in campo nel territorio tarantino e pugliese in ambito economia circolare. Tanti gli ospiti d’eccezione locali, nazionali ed internazionali che parteciperanno alla 2 giorni, da corporate e startup ad enti di ricerca ed attori istituzionali, che a diverso livello stanno portando avanti e supportando progetti sull’Economia Circolare. Main sponsor dell’iniziativa è Eni, che, grazie alla sua presenza storica nel territorio, ha instaurato importanti rapporti con il tessuto sociale, mettendo a disposizione conoscenze e risorse, in linea con la vocazione del territorio, per dare voce alle sue innumerevoli potenzialità. Con il contributo di Eni, co-protagonista nell’organizzazione...
  • By Giovanna Matrone and Simone Bambagioni, Tondo associates English Every day organizations take decisions with a direct impact on their internal and external stakeholders. In order to build trust and make stakeholders understand the organization’s true value, risks and opportunities linked to these decisions need to be transparently communicated. A key enabler to realize this process is the sustainability report. A corporate sustainability report is a periodical report released by companies with the goal of making public their commitments – as well as their actions – in social and environmental areas. Although it isn’t (yet) mandatory, an increased interest of public opinion on these areas pushes companies to disclose non-financial information about how they operate and run their social and environmental challenges. So, it becomes mandatory for organizations to give insights about how they’re taking care of environmental (CO2 production, raw material use, energy management) and social (Diversity Equity and Inclusion, respect for human rights) concerns. Being a not-mandatory self-initiative, there is not a regulatory standard to refer to. Therefore, to make this reporting as useful as possible for companies as well as for stakeholders, a unified – widely recognized – standard is required allowing reports to be quickly assessed, fairly judged, and simply compared. Since international companies have started developing sustainability reports, the most used framework is the Global Reporting Initiative (GRI). However, while some (medium-large) organizations choose to write a standardized report useful for specific certifications, others opt instead for a free-style report. Either way, some items are often included: a CEO statement briefly introducing the vision and the drivers behind the sustainability report; a presentation of the organization’s governance structure and business model; a SWOT analysis for opportunities and threats linked to company’s business; a materiality analysis in which the main worries of the organization and stakeholders...
  • 3 September 2021

    Pulp Pantry

    English Food waste is still one of the biggest world problems, indeed according to FAO around 1.3 billion tonnes of food gets lost or wasted every year. As Kaitlin Mogentale, founder of Pulp Pantry told us, generally, food waste creates a huge burden on the world, environmentally and socially, as resources are extracted to produce food that will never be eaten. In fact, it is estimated that if food waste were a country, it would be the 3rd largest emitter of greenhouse gases behind China and the US. Who is Kaitlin Mogentale and what is Pulp Pantry? Kaitlin Mogentale earned a degree in Environmental Studies, with an emphasis on Social Entrepreneurship, and Urban Policy & Planning at the University of Southern California, is a self-proclaimed food waste warrior and the founder of Pulp Pantry, which she started in 2015. Pulp Pantry transforms upcycled ingredients —the overlooked, nutritional byproducts of fruit and vegetable processing —into wholesome, better for people and better for the planet, snack staples. “Waste Less, Thrive More”, is the company motto, because a thriving humanity depends on a thriving, healthy planet. Kaitlin had her business idea while looking at a friend who wanted to waste his carrot pulp. She could not stand it and decided to make cookies from the saved carrot pulp instead. She started her business when she became closely acquainted with the unsettling disparities in the American food system. In a country where obesity and preventative diseases are sweeping the nation, the paradox is that the foods people could benefit from most are the very foods going to waste at the greatest rates: fruits and vegetables.  The mission of Pulp Pantry is indeed to transform upcycled ingredients – the overlooked, nutritional byproducts of fruit and vegetable processing – into products with the ingredients, nutrition, and...
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