Un approccio alla circolarità urbana

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La Professoressa Simona Tondelli dell’Università di Bologna è stata nostra ospite in occasione di Hacking the City lo scorso aprile. Il suo intervento, sintetizzato in questo articolo, si è concentrato sull’applicazione dell’economia circolare nell’ecosistema urbano. 

Il focus della Prof.ssa Tondelli è sulla circolarità urbana, che è per noi oggi un tema centrale poiché le città sono solitamente luoghi in cui la maggior parte degli impatti che noi generiamo si concentrano, ma li subisce anche perché la gran parte della popolazione mondiale vive qui e continuerà ad aumentare. Inoltre, nelle città abbiamo circa l’81% dei consumi; la metà delle città con oltre 100.000 abitanti tendono a soffrire di scarsità idrica; possono esserci problemi di food security; l’artificializzazione del suolo che causa la perdita di terreni agricoli; si consumano il 60-80% di risorse naturali; si producono oltre il 50% dei rifiuti e oltre i 2/3 delle emissioni di gas serra oltre a consumare circa il 60% dell’energia. 

Bisogna però tener presente che le città sono tutte molto diverse tra loro, sia al loro interno che tra di loro, avendo queste diversi stadi di sviluppo che possono vedere città caratterizzate da spopolamento o invecchiamento della popolazione provocando quindi l’abbandono di spazi ancora utilizzabili, ad esempio Detroit, e dall’altra parte, ci sono invece città in cui la popolazione tende a concentrarsi perché sono poli economici importanti, spostando invece attività meno redditizie nelle periferie, ad esempio Vancouver. 

Un possibile approccio alla circolarità urbana è quello sviluppato dalla Circular Cities Hub che spiega quali sono le caratteristiche che una città dovrebbe avere per diventare effettivamente circolare: 

  • La “città locale”, nel senso che la chiusura del ciclo a cui si ambisce deve concretizzarsi il più possibile nella produzione e nel consumo all’interno dei confini di questo centro.  
  • La “città in loop”, un luogo dove le risorse vengono riciclate, riutilizzate, recuperate e poi usate per altre attività, ad esempio riqualificazione urbana, bonifica dei terreni e recupero di energia.  
  • La città della sostituzione”, in cui cioè le attività e le infrastrutture odierne vengono sostituite da alternative circolari efficienti. A livello urbano significa utilizzo di risorse rinnovabili, smart grid e più in generale l’uso innovativo di risorse.  
  • La cittàadattiva”, deve essere in grado di adattarsi ai vari cambiamenti locali, non solo quelli climatici, ma anche negli edifici, nei materiali di costruzione. 
  • La città della “condivisione”, ad esempio il car sharing, la biblioteca delle cose e ci sono anche forme collaborative nell’uso degli spazi come il co-housing e co-working che danno un’idea di cosa si intende per condivisione degli spazi urbani.  
  • La cittàrigenerativa”, di cui oggi si parla molto, è quella in cui vengono prodotte risorse, si riduce l’inquinamento, si bonificano le zone contaminate e tutti gli spazi urbani vengono riutilizzati, mantenendo però la biodiversità protetta e il carbonio viene sequestrato. Qui si scontra però il concetto di città circolare e sostenibile a cui si ambisce, perciò è fondamentale mantenere equilibrio tra la densificazione della città e l’inserimento di funzioni verdi, attraverso processi di pianificazione che valutano la sostenibilità e la trasformazione che andiamo a proporre.  
  • La città che ottimizza” è quella in cui le risorse vengono utilizzate nel modo più efficiente possibile, ad esempio, ad oggi, secondo un report della Ellen MacArthur Foundation, l’automobile rimane parcheggiata per il 92% della giornata sfruttandola così in modo assolutamente inefficiente, ma avendo comunque quasi il 50% degli spazi dedicato a strade e parcheggi, quindi come risolvere il tema delle risorse non usate in modo efficiente? 

La Prof.ssa Tondelli ha concluso il suo intervento presentando il progetto europeo Horizon 2020 che coordina, RURITAGE. Il progetto riguarda la rigenerazione delle aree interne e rurali attraverso la valorizzazione della cultura e del patrimonio naturale.  

Cosa significa perciò riuso circolare del patrimonio culturale in questo caso? Significa riuso di spazi sociali per far nascere comunità di stakeholder a livello locale e farlo all’interno di edifici che hanno un valore simbolico sociale e culturale è fondamentale affinché la comunità possa riconoscersi in questi edifici, diventando così simbolo del rinnovamento di questi luoghi. 

Questo patrimonio viene affrontato nel progetto tramite 6 aree di innovazione che possono rappresentare anche le strategie da applicare in questi territori:   

  • Gestione integrata di paesaggi, ci sono delle pratiche già note di riutilizzo del patrimonio costruito, anche di quello minore, dando l’opportunità di ospitare nuove funzioni. 
  • Pellegrinaggio, inteso come percorsi, culturali, naturalistici o gastronomici. In questo caso si può vedere come il riuso degli edifici possano dare nuove possibilità e anche come l’ospitalità diffusa possa favorire il recupero e riutilizzo di edifici posti lungo questi cammini. 
  • Resilienza, in questo caso, ci si riferisce al riutilizzo di spazi che sono stati abbandonati o perché danneggiati o perché la popolazione si allontana per una situazione di criticità complessiva. 
  • Arte, Festival, Eventi & Artigianato, dove ci sono già esempi interessanti, pub per mostre d’arte ed altri, di uso di luoghi che hanno ormai funzioni diverse rispetto a quelle per cui erano stati pensati.   
  • Gastronomia locale, il riuso in questo settore è in grado di portare anche verso la scoperta di nuove economie, quindi l’utilizzo e lo sfruttamento della produzione locale di cibo come anche motore di economia legata al turismo. 
  • Migrazione che si lega al tema dell’inclusione sociale. Il caso che nel progetto studiano, PIAM, Asti, Villa Quaglina, è interessante perché affronta il riuso da due punti di vista, quello fisico con il recupero di una cascina data in questo caso in comodato d’uso per ospitare i migranti ed insegnando loro un mestiere, poiché era necessario in parte ristrutturarla, ma anche nel senso più materiale, dove il riuso di tradizioni e culture differenti portano alla nascita di nuove culture.  Innovando così le tradizioni locali e portando ad un’integrazione sociale funzionante e anche alla riscoperta di questi territori.  

Se volete saperne di più potete guardare la registrazione qui sotto o direttamente sul nostro canale Youtube Hacking the City: Simona Tondelli – Un approccio alla circolarità urbana.

English

An approach to urban circularity

Professor Simona Tondelli of the University of Bologna was our guest speaker at Hacking the City last April. Her talk, summarised in this article, focused on the application of the circular economy in the urban ecosystem

Prof. Tondelli’s focus is on urban circularity, which is a central theme for us today because cities are usually places where most of the impacts we generate are concentrated, but they also suffer because a large part of the world’s population lives here and will continue to increase. Furthermore, in cities we have about 81% of consumption; half of the cities with more than 100,000 inhabitants tend to suffer from water scarcity; there can be food security problems; soil artificialisation causes loss of agricultural land; 60-80% of natural resources are consumed; more than 50% of waste and more than 2/3 of greenhouse gas emissions are produced; and about 60% of energy is consumed. 

However, it must be borne in mind that cities are all very different from one another, both within and between them, having different stages of development that can see cities characterised by depopulation or an ageing population, thus causing the abandonment of spaces that are still usable, e.g. Detroit, and on the other hand, there are cities where the population tends to concentrate because they are important economic poles, instead moving less profitable activities to the suburbs, e.g. Vancouver. 

One possible approach to urban circularity is that developed by the Circular Cities Hub, which explains what characteristics a city should have in order to become effectively circular: 

  • The ‘local city‘, in the sense that the closing of the cycle to which one aspires must materialise as much as possible in production and consumption within the boundaries of this centre.  
  • The ‘loop city‘, a place where resources are recycled, reused, recovered and then used for other activities, e.g. urban regeneration, land reclamation and energy recovery. 
  • The city of ‘substitution‘, where today’s activities and infrastructure are replaced by efficient circular alternatives. At the urban level this means the use of renewable resources, smart grids and more generally the innovative use of resources.  
  • The ‘adaptivecity must be able to adapt to various local changes, not only climate change, but also in buildings and construction materials. The ‘sharing’ city, for example car sharing, the library of things, and there are also collaborative forms of space use such as co-housing and co-working that give an idea of what is meant by sharing urban spaces.  
  • The ‘regenerative’ city, which is much talked about today, is one in which resources are produced, pollution is reduced, contaminated areas are cleaned up and all urban spaces are reused, while maintaining protected biodiversity and carbon is sequestered. However, this is where the concept of a circular and sustainable city clashes, therefore it is fundamental to maintain a balance between the densification of the city and the insertion of green functions, through planning processes that evaluate sustainability and the transformation we are proposing.  
  • The city that ‘optimises‘ is the one in which resources are used as efficiently as possible. For example, according to a report by the Ellen MacArthur Foundation, cars are parked for 92% of the day, making absolutely inefficient use of them, but still having almost 50% of the space dedicated to roads and parking, so how can we solve the issue of resources not being used efficiently? 

Professor Tondelli concluded her speech by presenting the Horizon 2020 European project she is coordinating, RURITAGE. The project concerns the regeneration of inland and rural areas through the enhancement of culture and natural heritage.  

So what does circular reuse of cultural heritage mean in this case? It means the reuse of social spaces to create communities of stakeholders at local level, and to do this in buildings that have a symbolic social and cultural value is fundamental so that the community can recognise itself in these buildings, thus becoming a symbol of the renewal of these places. 

  • This heritage is addressed in the project through 6 areas of innovation that can also represent strategies to be applied in these territories:  
  • Integrated landscape management, there are already known practices of reusing the built heritage, even the minor ones, giving the opportunity to host new functions. 
  • Pilgrimage, understood as routes, cultural, naturalistic or gastronomic. In this case we can see how the reuse of buildings can give new possibilities and also how the widespread hospitality can favour the recovery and reuse of buildings located along these paths. 
  • Resilience, in this case, refers to the reuse of spaces that have been abandoned either because they have been damaged or because the population moves away because of an overall critical situation. 
  • Art, Festivals, Events & Handicrafts, where there are already interesting examples, pubs for art exhibitions and others, of the use of places that now have different functions from those for which they were intended.  
  •  Local gastronomy, reuse in this sector can also lead to the discovery of new economies, so the use and exploitation of local food production as a driver of the economy linked to tourism. 
  • Migration linked to the theme of social inclusion. The case studied in the project, PIAM, Asti, Villa Quaglina, is interesting because it tackles reuse from two points of view, the physical one with the recovery of a farmhouse given in this case on loan to host migrants and teach them a trade, since it needed to be partly renovated, but also in the more material sense, where the reuse of different traditions and cultures leads to the birth of new cultures.  Thus innovating local traditions and leading to a functioning social integration and also to the rediscovery of these territories.  

If you want to know more you can watch the recording below.

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