Circular Design

Laura Badalucco professoressa associata presso l’Università IUAV di Venezia si occupa di Design Circolare e durante il suo intervento al nostro evento Hacking the City ci ha parlato del ruolo che il designer ha nella transizione delle imprese verso l’economia circolare.

Perché la Ellen MacArthur Foundation (EMF), ha domandato la Prof.ssa, insiste tanto nel dire che i designer sono figure fondamentali ed essenziali per questo processo di transizione?

Tra tutte le definizioni esistenti riguardo l’Economia Circolare la Prof.ssa ha scelto quella dell’EMF che dice “L’obiettivo dell’Economia Circolare non è quello di minimizzare il flusso di materiali ed elementi, ma di generare metabolismi ciclici, in analogia con gli ecosistemi naturali, in modo da consentire agli elementi di mantenere il loro status di risorse e di accumulare intelligenza nel tempo”. Questa definizione invita non solo a gestire bene ed ottimizzare il flusso dei materiali, ma anche ad immaginare qualcosa di totalmente nuovo da produrre generando dei metabolismi ciclici (fondamentali per chi si occupa di progettazione e di produzione). Inoltre, questa definizione dice che è possibile garantire agli elementi il loro status di risorse e di accumulare in questi intelligenza nel tempo. Anche il tempo è un elemento imprescindibile nei processi di riflessione sull’Economia Circolare e nella sua progettazione.

I tre asset fondamentali dell’Economia Circolare sono:

  • progettare evitando la produzione di rifiuti e di inquinamento;
  • mantenere i materiali il più possibile in uso;
  • creare dei sistemi che siano il più possibile rigenerativi copiando quello che la natura fa da sempre ed avere dei sistemi che abbiano degli scopi utili non solo per il prodotto iniziale.

Tutto ciò si collega a quello che diceva già Richard Buckminster Fuller negli anni ‘20-30, quando parlava di efemeralizzazione, cioè di fare sempre più e meglio con sempre meno peso, tempo, energia per ogni livello funzionale. Perché? Perché all’interno dei nostri prodotti di oggi, ha continuato la Prof.ssa, c’è molta ricchezza ed anche una grande quantità di materiali ed elementi che sono stati utilizzati per costruirli e il cui valore non è pensabile perdere senza utilizzarlo anche per la produzione di altri prodotti.

Per imparare a progettare è necessario prima di tutto conoscere gli oggetti, la loro composizione di materiali ed elementi, come vengono prodotti e cosa si può fare per migliorarli. Facendo questa analisi si nota come oggetti considerati rifiuti abbiano ancora moltissimo valore riutilizzabile in un oggetto uguale o in altri. La Prof.ssa ha ripreso un’altra frase di Buckiminster Fuller che diceva che se veramente si vuole cambiare qualcosa è necessario cambiare completamente il modello rendendo la realtà obsoleta. Applicandolo all’economia circolare, infatti, non si deve considerare valida la logica del creo lo stesso prodotto, ma utilizzando meno materia o meno energia, ma si deve pensare in modo nuovo e migliore rispetto al convenzionale. Per i designer, è fondamentale perché significa reindirizzare i comportamenti verso scelte differenti tramite invenzioni ed innovazioni che siano in grado di promuovere valori diversi da quelli attuali piuttosto che verso la riduzione del consumo per cui garantiamo il benessere. È qui che, infatti, interviene il designer poiché vanno riprogettati gli oggetti, i servizi ed altro in una prospettiva differente, innovativa e circolare. È necessario progettare ragionando più sulle funzioni che sulle tipologie, quindi, ad esempio, non si deve progettare una nuova bicicletta, ma immaginare di progettare un sistema di mobilità lenta completamente diverso.

La progettazione è importante poiché anche questa fase può incidere notevolmente nella riduzione degli impatti, un esempio è quello del packaging, dove si stima che queste fasi possano incidere circa sull’80% degli impatti connessi ad esso. Progettare perciò un buon imballaggio permette di ridurre notevolmente gli impatti migliorandolo e rendendolo circolare. Il designer agisce durante questa fase prima che la produzione si attivi ed agisce anche utilizzando le proprie “soft skills”, competenze trasversali. I designer, infatti, lavorano con una metodologia sistemica creando interconnessioni tra elementi differenti ed intrecciando i punti emergenti. Con questa capacità formano delle connessioni tra elementi, ma anche tra figure professionali solitamente lontane tra loro per lavorare su questi temi.

Un altro aspetto fondamentale su cui la progettazione può intervenire è la multiciclicità, questo perché l’economia circolare non è solo riciclo, che è invece la strategia più esterna a questa, ma consiste anche nell’avere tanti cicli di materia e di ciò che immettiamo nel nostro mondo in modo poi da andare a confronto con la chimica dei materiali solo nel penultimo dei cicli per poi ripartire. La multiciclicità è un tema molto complesso sul quale l’Università IUAV di Venezia sta lavorando tanto, poiché è difficile pensare a più cicli dei prodotti già in partenza nelle fasi di progettazione. Per poterlo fare bisogna lavorare più in un’ottica di innovazione sociale e di comportamenti che di innovazione di prodotti e processi. Per innovare i comportamenti bisogna inoltre valutare la questione del tempo, quando si pensa all’economia circolare il tempo e la quantità di utilizzo del materiale rispetto anche al tempo di utilizzo diventano fondamentali e alla base del progetto.

Per poterlo fare ci sono molti strumenti utili, due molto usati in questo ambito, sono:

  • il framework dell’EMF, Resolve che sta per Regenerate, Share, Optimise, Loop, Virtualise e Exchange e che mette insieme le strategie principali utilizzabili anche nel progetto dei prodotti e dei servizi collegati a questi o alle funzioni;
  • la valorizzazione anche degli elementi in difficoltà di errore o di crisi ponendo le basi ai cambiamenti più sostanziali e che il designer deve considerare poiché questi sono i momenti in cui si può trovare qualcosa che ci stupisce e che può indirizzare verso una nuova strada.

Come si declinano questi principi in azioni progettuali?

Per farlo, quattro sono le metodologie prese in considerazione dai designer quando ci si occupa di Circular Design: riciclo e upcycling, riuso e manutenzione cioè a sistemi di rigenerazione a catena compresa la rimanufatturazione dei prodotti, dove è possibile cercare di passare da prodotto a servizio garantendo la funzione al cliente anche senza dover acquistare l’oggetto ed infine, l’allungamento della vita dei prodotti facendo attenzione alla selezione dei materiali in origine e la loro compatibilità con il riciclo, trattamenti superficiali, modularità, possibilità di fare upgrade e tanti altri elementi applicabili allo stesso modo anche a servizi.

Il designer si pone perciò davanti a questo sistema come ad una sorta di regista che tiene assieme i vari elementi e figure professionali che possono contribuire al progetto e migliorare la produzione.

Per saperne di più guarda l’intervento della Prof.ssa Badalucco qui sotto.

English

Laura Badalucco, associate professor at the IUAV University of Venice, deals with Circular Design and during her speech at our Hacking the City event she talked about the role of the designer in the transition of companies towards Circular Economy.

Why is the Ellen MacArthur Foundation (EMF), Professor asked, so insistent in saying that designers are fundamental and essential figures in this transition process?

Of all the existing definitions of Circular Economy, Professor Badalucco chose the EMF definition, which says: “The goal of Circular Economy is not to minimise the flow of materials and elements, but to generate cyclical metabolisms, in analogy with natural ecosystems, so as to allow elements to maintain their status as resources and accumulate intelligence over time”. This definition invites not only to manage well and optimise the flow of materials, but also to imagine something totally new to be produced by generating cyclic metabolisms (which are fundamental for those involved in design and production). Furthermore, this definition says that it is possible to guarantee the elements their status of resources and to accumulate intelligence in them over time. Time is also an indispensable element in the processes of thinking about the Circular Economy and its design.

The three fundamental assets of Circular Economy are:

  • designing avoiding the production of waste and pollution;
  • keeping materials in use as much as possible;
  • creating systems that are as regenerative as possible by copying what nature has always been doing, and having systems that have a useful purpose, not just for the initial product.

All this ties in with what Richard Buckminster Fuller said in the 20s and 30s, when he spoke of efemeralisation, which is about doing more and better with less weight, time and energy at every functional level. Why? Because inside our modern products there is a great abundance of materials and elements that have been used to build them and whose value it is unthinkable to lose without using it for the production of other products. In order to learn how to properly design, it is first of all necessary to know the objects, their composition of materials and elements, how they are produced and what can be done to improve them. By doing this analysis, we can see that objects that are considered waste still have a lot of value that can be reused in the same or other objects. Professor Badalucco took up another phrase from Buckiminster Fuller who said that if you really want to change something you need to completely change the model by making reality obsolete. Applying this to the circular economy, one should not consider the logic of creating the same product but using less material or less energy to be valid, but one should think in a new and better way than the conventional. For designers, this is essential because it means redirecting behaviour towards different choices through inventions and innovations that are able to promote different values from the current ones rather than towards the reduction of consumption for which we guarantee well-being. This is where the designer comes in, because objects, services and so on, have to be redesigned from a different, innovative and circular perspective. It is necessary to design thinking more about functions than about typologies, so, for example, we should not design a new bicycle, but imagine designing a completely different slow mobility system.

Design is important because this phase can also have a significant role in reducing impacts, an example can be the packaging, where it is estimated that these phases can account for about 80% of the impacts related to it. Therefore, designing good packaging can greatly reduce impacts by improving it and making it circular. The designer acts during this phase, before production starts and he/she also acts using his/her “soft skills“. In fact, designers work with a systemic methodology creating interconnections between different elements and interweaving emerging points. With this ability they form connections between elements, but also between professional figures, who are usually far apart, in working on these issues.

Another fundamental aspect on which design can intervene is multicyclicality, because circular economy is not just about recycling, which is the most external strategy, but is also about having many cycles of matter so that we only have to deal with the chemistry of materials in the penultimate of the cycles and then start again. Multicyclicality is a very complex issue on which the IUAV University of Venice is working on, since it is difficult to think of multiple product cycles right from the design stage. In order to be able to do this, it is necessary to work more on social and behavioural innovation than on product and process innovation. In order to innovate behaviour, we also need to consider the question of time. When we think of circular economy, time and quantity of use of the material compared to the time of use become essential and the basis of the project.

Many are the existing tools to do that, two of which are widely used in this field:

  • the EMF framework, Resolve which stands for Regenerate, Share, Optimise, Loop, Virtualise and Exchange and which brings together the main strategies that can also be used in the design of products and services linked to these or to functions;
  • the valorisation also of the elements in error or crisis, laying the foundations for the most substantial changes, which the designer must consider because in those moments we can find something surprising and that can direct us towards a new path.

How do we translate these principles into design actions?

To do this, there are four methodologies taken into consideration by designers when dealing with Circular Design: recycling and upcycling, reuse and maintenance, like chain regeneration systems including the remanufacturing of products, where it is possible to try to go from product to service by guaranteeing the function to the customer even without having to buy the object, and finally, the extension of the life of products by paying attention to the selection of the original materials and their compatibility with recycling, surface treatments, modularity, the possibility of upgrading and many other elements applicable in the same way to services.

Therefore, the designer looks at this system as a sort of director who holds together the various elements and professional figures that can contribute to the project and improve production.

To learn more, watch Prof. Badalucco’s italian speech below.

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