Cop26: a success?

By Sara Salerno, Circular Economy Analyst at Tondo Lab

Cosa è la Cop26?

Il 13 novembre a Glasgow, si sono conclusi dopo due settimane i negoziati sul clima, la Cop26, che hanno visto la partecipazione di 197 Stati. La Cop26 è la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2021. Da quasi 30 anni le Nazioni Unite riuniscono la maggior parte dei Paesi a livello mondiale per i vertici sul clima, chiamati COP, ovvero “Conferenza delle Parti” per cui quest’anno si è tenuto il 26esimo vertice annuale, di qui il nome. La Cop26 è tornata in presenza dopo un pesante primo anno di pandemia e ha trattato temi fondamentali quali l’eliminazione dell’uso del carbone, la generazione di emissioni, l’attività di deforestazione e molto altro. Se qualche tempo fa la questione climatica non risultava essere di molta rilevanza, oggi, numerosi studi scientifici e lo stesso IPCC – Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico – sostengono che sia invece urgente invertire la rotta al fine di non raggiungere i 2 gradi di aumento della temperatura previsti se si continua con l’attuale modello industriale.

Cop26: un successo?

La conferenza si è conclusa con un accordo unanime che ha però comunque generato insoddisfazione e delusione generale, non soltanto all’esterno da parte di attivisti come Greta Thunberg, i Fridays For Future e gli Extinction Rebellion, ma anche all’interno, da parte delle Nazioni partecipanti, a partire dalla stessa Unione Europea. Le tematiche trattate sono molto delicate e può essere difficile, al momento, pensare a delle economie alternative da parte di Paesi che sono ancora in fase di sviluppo, come Cina ed India. Infatti quest’ultimi al momento dell’ultima votazione hanno proposto di non parlare di “phase-out” (uscire dall’uso) del carbone, ma di “phase-down” (rallentare l’uso), modificando di molto le aspettative sul testo finale. Inoltre, non si è parlato di carbone in generale ma solo di rallentare l’uso del carbone “unabated” le cui emissioni cioè non sono abbattute con dei sistemi di cattura di CO2. Leggendolo così, potrebbe sembrare un semplice cambio di parole, ma è invece un vero e proprio rallentamento verso la transizione verde, sostenibile e circolare di cui abbiamo bisogno per evitare di continuare a sfruttare male tutte le risorse che il nostro pianeta ci sta continuando ad offrire e che dovremmo preservare per le generazioni future.
Nel 2015 durante la Cop21 si approvò il noto Accordo di Parigi con cui, per la prima volta, tutti i Paesi partecipanti alla conferenza accettarono di collaborare per contenere l’aumento della temperatura globale puntando a limitarlo a 1.5 gradi. Inoltre, si impegnarono a definire dei piani di adattamento agli impatti dei cambiamenti climatici e a mobilitare i fondi necessari per poterlo fare. Con questo Accordo ogni Paese si impegnò a creare un proprio piano nazionale in cui definire la quantità di riduzione delle proprie emissioni, anche conosciuto come Nationally Determined Contribution. Fu deciso, inoltre, che ogni 5 anni ogni Paese avrebbe presentato un piano aggiornato sui loro obiettivi, così come hanno fatto durante la Cop26.

Protesta durante i negoziati

Obiettivi Cop26

  • Azzerare le emissioni nette a livello globale entro il 2050 e puntare a limitare l’aumento delle temperature a 1.5° C. Ad ogni Paese è stato chiesto di presentare degli obiettivi ambiziosi di riduzione delle emissioni entro il 2030 che siano allineati con il raggiungimento di zero emissioni nette entro la metà del secolo. Per raggiungere questi obiettivi ogni Paese dovrà: accelerare il processo di uscita dal carbone, ridurre la deforestazione, accelerare la transizione verso veicoli elettrici ed incoraggiare gli investimenti nelle rinnovabili;
  • Adattarsi per proteggere le comunità e gli habitat naturali. Gli effetti del clima sono e saranno devastanti anche riuscendo a ridurre le emissioni. Per questo durante la conferenza si è voluto incoraggiare i Paesi che vivono questi cambiamenti in modo che si attivino per proteggere e ricreare gli ecosistemi persi e rendano i propri sistemi agricoli ed infrastrutturali più resilienti;
  • Mobilitare i finanziamenti. I Paesi sviluppati devono mantenere la loro promessa di mobilitare per il clima, entro il 2020, almeno 100miliardi di dollari l’anno per supportare i Paesi in via di sviluppo. Inoltre, anche le istituzioni finanziarie internazionali giocano un ruolo importante ed è necessario lavorare per muovere i miliardi del settore finanziario pubblico e privato utili per assicurare l’obiettivo di zero emissioni;
  • Collaborare. Durante la Cop26 e non solo, si deve lavorare insieme per il cambiamento, partendo dalla finalizzazione del Paris Rulebook (le regole necessarie per implementare l’Accordo di Parigi) e rafforzare la collaborazione tra governi, imprese e società civile.

Risultati Cop26

  • È stato ribadito l’obiettivo di rimanere sotto i 2° di aumento delle temperature ed intorno a 1.5°, con una promessa a tagliare le emissioni del 45% entro il 2030 rispetto al 2010.
  • Al via il rallentamento dell’uso del carbone “unabated”, ridimensionando di molto l’obiettivo iniziale della Conferenza di interrompere completamente il suo utilizzo. Anche le fonti fossili rimangono ancora sul tavolo e si è parlato di interrompere i sussidi per quelle considerate “inefficienti”, termine interpretabile e per cui potrebbe essere necessario definire delle linee guida scientifiche per tutti, al momento però questo compito rimane di ciascun Paese.
  • Più di 40 Paesi, compresi Cile, Vietnam e Polonia, hanno annunciato di voler smettere di utilizzare il carbone. Però, le nazioni più dipendenti da questa risorsa, come Australia, India, Cina e USA non hanno firmato. L’accordo inoltre, non copre il tema relativo ad altre fonti fossili quali petrolio e gas.
  • Circa 20 Paesi, tra cui anche gli USA, hanno detto di volersi impegnare a smettere di finanziare progetti oltreoceano, di combustili fossili “unabated”, le cui emissioni non sono trattate per essere ridotte, entro il 2022 e andare verso energia pulita.
  • USA e Cina hanno annunciato un impegno congiunto per migliorare la cooperazione sul clima nella prossima decade, collaborando su temi quali emissioni di metano, transizione verso l’energia pulita e decarbonizzazione.
  • Più di 120 Paesi che rappresentano più del 90% delle foreste nel mondo hanno annunciato di volersi impegnare per fermare la deforestazione e la perdita di suolo entro per il 2030, approvando il Glasgow Leaders’ Declaration on Forests & Land Use. Anche Paesi, come Cina, Russia e Brasile hanno aderito e la Dichiarazione è accompagnata dal più grande impegno di fondi pubblici per la conservazione delle foreste e, una roadmap globale per rendere il 75% delle catene di approvvigionamento di materie prime forestali sostenibili.
  • Il lancio del Global Methane Pledge, guidato da Stati Uniti ed Unione Europea, ha visto più di 100 Paesi impegnarsi per ridurre le emissioni globali di metano del 30% per il 2030. Grandi emittori di metano, quali, Russia, Cina e India, ne sono però rimasti fuori.
  • Anche il settore privato ha dimostrato il suo impegno. Quasi 500 organizzazioni finanziarie hanno concordato di finanziare e supportare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Le imprese coinvolte, devono utilizzare inoltre basi scientifiche per raggiungere zero emissioni nette entro il 2050, arrivare al 50% entro il 2030 ed aggiungere un 25% di riduzione nei 5 anni successivi.
  • Il patto, Glasgow Declaration on Zero-Emission Cars and Vans, per terminare la vendita di veicoli con motori a combustione interna entro il 2040 a livello mondiale, è stato firmato da più di 100 governi, città, stati e le più grandi compagnie automobilistiche. Almeno 13 nazioni si sono anche impegnate per smettere di utilizzare veicoli pesanti alimentati da fossile entro il 2040.
  • I finanziamenti che erano stati garantiti da parte dei Paesi sviluppati per quelli meno sviluppati e previsti per il 2020, non sono ancora stati percepiti da quest’ultimi, però durante questa Cop si è deciso di raddoppiare questi stanziamenti tra il 2025 e il 2030, posticipando però la consegna dei 100 miliardi iniziali promessi al 2023.

Durante le due settimane di negoziati ci sono stati altri, anche se più piccoli, impegni presi, come il Beyond Oil and Gas Alliance, firmato da 11 Paesi che hanno stabilito una data di fine per l’esplorazione e l’estrazione di petrolio e gas, o, ancora, l’Adaptation Research Alliance, adottato da oltre 100 organizzazioni per catalizzare e ridimensionare gli investimenti per ricerca ed innovazione per un adattamento che rinforzi la resilienza delle comunità più vulnerabili al cambiamento climatico.

Le settimane di negoziati per il clima sono terminate con numerosi compromessi, quasi sempre necessari quando le parti coinvolte sono così tante, e con una situazione economica, sociale ed ambientale tanto diversa tra loro. Nonostante questa crisi climatica ci accomuni, purtroppo, gli interessi rimangono ancora differenti. I traguardi raggiunti restano comunque molto significativi e gridano al cambiamento, ma sono ancora grida troppo flebili ed incapaci di fondersi con quelle forti presenti fuori dalla Cop26.

Britain’s COP26 President Alok Sharma (R) and Executive secretary of the United Nations Framework Convention on Climate Change, Mexican politician Patricia Espinosa

English Version

What is Cop26?

On the 13th of November, the two week-long climate negotiations involving the participation of 197 states named Cop 26 and held in Glasgow, came to an end.

Cop26 is the United Nations Climate Change Conference of 2021. For almost 30 years, the United Nations has brought together most of the world’s countries for climate summits known as COPs (Conference of the Parties). This year marked the 26th annual summit, hence the name ‘Cop26’. Cop26 was back in attendance after a heavy first year of pandemic and dealt with key issues such as eliminating the use of coal, generation of emissions, deforestation, and much more. While some time ago the climate issue did not appear to be of much relevance, today, numerous scientific studies and the IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) itself argue that it is urgent to reverse the course in order not to reach the 2 degrees increase in temperature if we keep going with the current industrial model.

Cop26: a success?

The conference ended with an unanimous agreement. Nevertheless, it generated general dissatisfaction and disappointment not only outside the conference as for activists such as Greta Thunberg, Fridays For Future and the Extinction Rebellion movements, but also inside, even for the participating nations, starting with the European Union itself. The issues addressed are very delicate and it may be challenging, at the moment, to think of applying alternative economies in countries that are still in the development phase, such as China and India. Indeed, at the time of the final vote, the latter proposed not to “phase-out”, but to “phase-down” the use of coal, thus greatly changing the expectations on the final text. Moreover, they did not talk about conventional coal, but about slowing down the use of “unabated” coal, whose emissions are not abated by CO2 capture systems. It might sound like a simple different choice of words, but it will mean, in fact, a real slowdown towards the green, sustainable and circular transition that we require in order to avoid the continuous misuse of all the resources the planet is offering us and which we should preserve for future generations.

In 2015, the Paris Agreement was approved at Cop21, whereby, for the first time, all countries participating in the conference agreed to work together to limit the global temperature increase to 1.5 degrees. They also committed to sketch plans to adapt the impact of climate change and to mobilise the necessary funds to carry them out. With this agreement, each country committed to create its own national plan highlighting the entity by which the emissions will be reduced, also known as the Nationally Determined Contribution. It was also agreed that every five years each country would present an updated plan on their targets, as they did during Cop26.

Cop26 targets

  • Secure global net zero by mid-century and keep 1.5°C within reach. Each country was asked to present ambitious emission reduction targets by 2030 that are aligned with achieving zero net emissions by mid-century. To achieve those targets, each country will need to: accelerate the process of moving away from coal, reduce deforestation, accelerate the transition to electric vehicles and encourage investment in renewables;
  • Adapt to protect communities and natural habitats. The effects of climate change are and will be devastating even if we manage to reduce the emissions. This is why the conference wants to encourage countries experiencing these changes to take action to protect and recreate lost ecosystems and make their agricultural and infrastructure systems more resilient;
  • Mobilise finance. Developed countries must deliver on their promise to mobilise at least $100 billion a year in climate finance by 2020 to support developing countries. In addition, international financial institutions also play an important role and need to work to mobilise money from the public and the private financial sectors to secure zero emissions;
  • Work together to deliver. During Cop26 and beyond, we must work together for change, finalising the Paris Rulebook (the rules needed to implement the Paris Agreement) and strengthening the collaboration between governments, businesses and civil society.

Cop26 results

  • The goal of staying below 2°C and around 1.5°C was reaffirmed, with the pledge to cut emissions by 45% by 2030 compared to 2010.
  • The slowdown in the use of ‘unabated‘ coal has begun, scaling back the conference’s initial goal of completely stopping its use. Fossil fuels are also still on the table, and there is the idea of stopping subsidies for those considered ‘inefficient’, a term that is open to interpretation and for which it may be necessary to define specific scientific guidelines valid for all countries. At the moment, the task remains to each country.
  • More than 40 countries, including Chile, Vietnam and Poland, have announced that they will stop using coal. However, the countries most dependent on this resource, such as Australia, India, China and the USA, have not signed. Other fossil fuels such as oil and gas are also not covered by this agreement.
  • 20 countries, including the US, have pledged to stop funding unabated fossil fuel projects overseas by 2022, and move towards clean energy.
Protests outside Cop26
  • US and China announced a joint commitment to improve climate cooperation over the next decade, working together on issues such as methane emissions, clean energy transition and decarbonisation.
  • More than 120 countries, representing more than 90% of the world’s forests, announced their commitment to halt deforestation and land loss by 2030, endorsing the Glasgow Leaders’ Declaration on Forests & Land Use. Countries such as China, Russia and Brazil have also signed up too, and the Declaration was accompanied by the largest ever commitment of public funds to forest conservation and a global roadmap to make 75% of forest raw material supply chains sustainable.
  • The launch of the Global Methane Pledge, led by the US and EU, saw more than 100 countries commit to reduce global methane emissions by 30% by 2030. However, large methane emitters such as Russia, China and India have not signed.
  • The private sector has also shown its commitment. Almost 500 financial organisations have agreed to finance and support Paris Agreement goals. Companies involved must also make use of the scientific data to achieve zero net emissions by 2050, 50% by 2030 and another 25% reduction in the following 5 years.
  • The Glasgow Declaration on Zero-Emission Cars and Vans, to end the sale of vehicles with internal combustion engines by 2040 worldwide, has been signed by more than 100 governments, cities, states and major car companies. At least 13 nations have also committed to stop using heavy fossil-fuelled vehicles by 2040.
  • The funding planned for 2020, that had been guaranteed by developed countries for the least developed ones, has not been received yet by the latter. However, during Cop26 it was decided to double these allocations between 2025 and 2030, but also to postpone the delivery of the initial $100 billion to 2023..

During the two weeks of negotiations there were made other smaller commitments, such as the Beyond Oil and Gas Alliance, signed by 11 countries setting an end date for oil and gas exploration and extraction, or the Adaptation Research Alliance, adopted by over 100 organisations to catalyse and scale up investment in research and innovation in order to strengthen the resilience of the communities most vulnerable to climate change effects.

The two weeks of climate negotiations have ended with numerous compromises, which are almost always necessary when so many parties with such different economic, social and environmental backgrounds are involved. Despite the fact that this climate crisis unites us, unfortunately interests still differ. The goals achieved are still very significant and cry out for change, but they are still too weak and unable to merge with the strong cries of protest outside the Cop26.

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