Successori Reda

Ercole Botto, CEO of Successori Reda, presented this reality and its approach to circularity during the presentation event of the Circular Threads report last June. Reda is a leading company in the textile sector, began Botto, that feels the responsibility to promote change through sustainable innovation, respect for the environment and social progress in order to ensure a future to next generations. 

When it comes to sustainability, Reda embraces several concepts, including transparency, which, as Botto said during his speech, is essential in order to be sustainable. The company is also located in a manufacturing sector that, for economic reasons, had already to apply the principles of circularity to its fibres. For example, during the processing of wool, the first by-product generated in the first step of combing is fat, which is then used as a base in the beauty creams of all the brands in the sector.  

Reda’s journey began, continued Botto, somehow in a reckless manner, as they approached this sector when they were already grown up, and it was only through the growing literature on sustainability that they became increasingly aware of the new possibilities and the fact that textiles are the second most polluting sector in the world because they are also the one that wastes the most.  

Even the company itself had to learn this: in 2004 it received its first certification for sustainability, and from then until 2018-2019 it was unable to sell its products because they were sustainable products. There were no brands buying from them because they were sustainable and therefore still difficult to justify on the market compared to other similar products. 

However, the world has finally started to change and move towards more sustainable and circular purchases. In recent years, the company has also started to certify its products with LCA and EPD processes of the fabrics, up to the latest certification obtained in 2020 as B Corp. Reda is a company characterised by a complete supply chain, from animal husbandry in New Zealand to the finished product, therefore they really wanted to be able to measure their thinking and desire to be more sustainable. 

At the moment, however, there is still no real single measure of sustainability, but there are several that do not allow a common way to be found. Moreover, as the speaker said, this sector still lacks an active legislator, who when will regulate what sustainability is will make the picture clearer and more complete.  

In Italy, only 3% of the companies that have sought B-Corp certification have obtained it. This is a movement that in our country is having a great spread across various industries and it is interesting because it cancels the idea that only fashion, industries and consumers pollute.  

According to Botto, the worst enemy of sustainability is well-being, because where there is well-being there is waste, and where there is waste there cannot be sustainability. However, history teaches us that mankind strives for prosperity, and that is why many players also strive for sustainability, because it is a business and because raw materials are becoming scarce as prosperity spreads globally.  

The company decided to do this certification because their impact is similar to all other industries, it has an impact on the environment, on the community and on all the stakeholders that have to do with the company. To become a B Corp it is necessary to change the governance by focusing on ethics, responsibility and transparency; to change the relationship with employees by introducing activities to support workers and the community, training courses for them and so on; to change the relationship with customers by ensuring maximum transparency and traceability of the production chain and customer support, and finally, it is also necessary to change the role of the company in the community itself by supporting local associations, training activities for young people in the area and charity events. Last but not least, of course, it is essential to work keeping in mind the importance of environmental protection and therefore monitor all stages of the production chain from fleece to fabric.  

Sustainability is a bit like technological innovation, concluded Botto, it cannot be exclusive, it is open innovation and if you do not manage to make it into a system you risk making it expensive and even more difficult to manage. The Italian fashion system, in fact, is trying to create a common path to well define some rules to be presented also at European level and make sure that when there will finally be a legislator who will decide on what is or is not sustainable, the system will be ready.  

For more details watch the recording of the speech in Italian here

Italiano

Successori Reda

Ercole Botto, CEO di Successori Reda, ha presentato questa realtà ed il suo approccio alla circolarità durante l’evento di presentazione del report Circular Threads lo scorso giugno. Reda è un’azienda leader nel settore del tessile, ha iniziato Botto, che sente la responsabilità di promuovere il cambiamento attraverso un’innovazione sostenibile, il rispetto per l’ambiente e il progresso sociale al fine di garantire un avvenire per le generazioni future. 

Quando si parla di sostenibilità, Reda si aggancia a diversi concetti, tra cui anche la trasparenza che come ha affermato Botto durante il suo intervento, è essenziale per essere sostenibili. L’azienda si trova inoltre, in un settore manufatturiero che per ragioni economiche ha già dovuto ampiamente applicare i principi di circolarità alla propria fibra, basti pensare ad esempio, che durante la lavorazione della lana, il primo sottoprodotto che si genera nel primo passaggio della pettinatura è il grasso che viene poi utilizzato come base nelle creme di bellezza di tutti i brand del settore.  

Il cammino di Reda è partito, ha continuato Botto, in maniera anche un po’ incosciente, in quanto si sono approcciati a questo mondo quando erano già grandi, e solo attraverso una crescente letteratura sulla sostenibilità c’è stata una presa di coscienza sempre più forte sulle nuove possibilità e sul fatto che il tessile sia il secondo settore più inquinante al mondo perché è anche il primo che spreca di più.  

Tutto ciò l’ha dovuto imparare anche la stessa azienda che nel 2004 ha ricevuto la prima certificazione per la sostenibilità e da allora fino al 2018-2019 non è riuscita a vendere come avrebbe voluto in quanto erano prodotti sostenibili. Non c’era infatti nessun brand che comprasse da loro in quanto si trattava di un prodotto sostenibile e quindi ancora difficilmente giustificabile sul mercato rispetto ad altri prodotti simili. 

Il mondo però è finalmente iniziato a cambiare e ad andare verso acquisti più sostenibili e circolari. Negli ultimi anni l’azienda ha iniziato anche a certificare i propri prodotti tramite i processi di LCA ed EPD dei tessuti, fino all’ultima certificazione ottenuta nel 2020 di B Corp. Reda è un’azienda con una filiera completa, che parte dall’allevamento degli animali in Nuova Zelanda fino al prodotto finito, e per questo volevano riuscire a misurare questo loro pensiero e volontà di essere più sostenibili. 

Al momento però, non c’è ancora una sola misurazione della sostenibilità, ma ce ne sono varie che non permettono così di trovare una modalità comune. Inoltre, come detto da Botto, in questo settore manca ancora una figura attiva di legislatore, che quando normerà cosa è la sostenibilità renderà il quadro più chiaro e completo.  

In Italia, solo il 3% delle aziende che hanno cercato di ottenere la certificazione B-Corp l’ha ottenuta. Si tratta di un movimento che in Italia sta avendo una buona diffusione trasversale su varie industrie ed è interessante perché elimina l’idea che solo la moda, le industrie ed i consumatori inquinino.  

Secondo Botto, il peggior nemico della sostenibilità è il benessere, perché dove c’è benessere c’è spreco e dove c’è spreco non può esserci sostenibilità. La storia insegna però che l’uomo ambisce al benessere ed è per questo anche che molti attori ambiscono alla sostenibilità, perché si tratta di business e perché le materie prime sono sempre meno in quanto c’è un benessere diffuso a livello globale.  

Reda ha deciso di fare questa certificazione in quanto il loro impatto è simile a tutte le altre industrie, ha infatti un impatto ambientale, sulla comunità e su tutti gli stakeholder che hanno a che fare con l’azienda. Per diventare una B Corp è necessario cambiare la governance puntando ad etica, responsabilità e trasparenza; cambiare la relazione con i dipendenti introducendo attività a sostegno dei lavoratori e della comunità, corsi di formazione per questi e così via; cambiare la relazione con i clienti garantendo massima trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva e supporto ai clienti, ed infine, è necessario cambiare anche il ruolo dell’azienda nella stessa comunità, supportando le associazione locali, attività di formazione per i giovani nel territorio ed eventi di beneficienza. Naturalmente, è anche essenziale lavorare per la tutela ambientale e quindi monitorare tutte le fasi della filiera produttiva dal vello al tessuto.  

La sostenibilità è un po’ come l’innovazione tecnologica, ha concluso Botto, non può essere esclusiva, si tratta di open innovation e se non si riesce a farla diventare un sistema si rischia di farla diventare costosa ed anche più difficilmente gestibile. Come sistema moda italiano, infatti, si sta cercando di creare una strada comune per definire bene alcune regole da presentare anche a livello europeo e fare in modo che quando ci sarà finalmente un legislatore che deciderà su cosa sia o meno sostenibile il sistema sarà pronto.  

Per maggiori dettagli guardate la registrazione dello speech qui

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