L’evoluzione della moda circolare

Lo scorso giugno in occasione dell’uscita del report Circular Threads, abbiamo organizzato un evento di presentazione con esperti che operano nel settore della moda e del tessile, tra cui anche Giusy Cannone, CEO di Fashion Technology Accelerator. Questo acceleratore, nasce per supportare startup innovative all’interno del settore moda. Durante il suo intervento, Giusy Cannone ha parlato di alcune possibili applicazioni, di casi di studio di innovazione che cercano di rendere il processo e della value chain della moda più sostenibile. 

Sfide della moda sostenibile

Prima di tutto, l’industria della moda e del tessile, ha iniziato, utilizzano principalmente risorse non rinnovabili solitamente derivanti da petrolio, e fibre sintetiche, prodotti chimici e tossici in particolare per le fasi di tinteggiatura e finissaggio. Inoltre, questo settore ha un basso tasso di utilizzo dei capi, a volte si parla di massimo 5-6 volte, e ha una relazione problematica con il tema del riciclaggio, ad oggi ancora poco diffuso. Nonostante i numeri del momento non siano rassicuranti e c’è ancora molto da fare, ci sono comunque tanti stakeholder che attraverso diversi step, possono rendere l’industria della moda effettivamente più circolare. 

Impatto degli innovators dai materiali riciclati

Ciò che fanno gli imprenditori di innovazione, anche detti innovators, è partire dagli input, naturalmente il tessuto non è l’unico step importante nella catena del valore della moda, però è un elemento con notevole impatto. A questo proposito, una delle soluzioni ormai già molto sviluppate sono i tessuti che derivano da materiali riciclati. Ad esempio, il poliestere riciclato, un tessuto che deriva da plastica riciclata e successivamente ricondotta a fibre di poliestere. Questa operazione è in grado di risparmiare circa il 59% di energia rispetto al poliestere vergine. 

Il nylon riciclato va di moda

Altrettando largamente diffuso è il nylon riciclato, prodotto derivante da attività come la pesca. La nota azienda Econyl ha svolto un enorme lavoro per riuscire ad introdurre sul mercato questa soluzione. Anche nel segmento luxury, comincia ad essere introdotto il nylon riciclato che consente un risparmio di risorse vere e proprie e una riduzione di utilizzo di petrolio significativa. 

Evoluzione dei tessuti bio-based

L’altra macro categoria di tessuti che si possono considerare sostenibili sono i tessuti bio-based, ormai già presenti sul mercato, che utilizzano materiale organico di partenza spesso derivato da rifiuti che non verrebbero altrimenti utilizzati. Parlare di innovazioni sul tessile, non è però così semplice come parlare di innovazione digitale. In questo settore, ci vogliono diversi anni per raggiungere un livello di qualità tecnica importante. Ad esempio, Piñatex utilizza scarti delle foglie dell’ananas per produrre un materiale che assomiglia alla pelle e ad oggi sono in grado di produrre capi che sono già sul mercato, oppure anche Orange Fiber, che si occupa della produzione di fibre e tessuti a partire dagli scarti degli agrumi.  

Qualità nell’innovazione tessile

Da un punto di vista di riciclaggio, per raggiungere la circolarità, la scelta del tipo di tessuto è legata anche al tipo di fibre che si possono mettere assieme. Solitamente, il mix di fibre rappresenta un problema per lo smaltimento del capo, quindi avere ad esempio un mix di fibre di cotone e poliestere rende più difficile il loro riciclo. Tuttavia, a questo problema ci sono comunque alcune soluzioni, come: 

The Regenerator, un’azienda svedese che ha sviluppato una tecnologia che riesce ad utilizzare una soluzione senza prodotti chimici per poter separare le fibre diverse; 

Resortecs, un’azienda belga che ha sviluppato un filo che si dissolve insieme a dei sistemi di smontaggio termico rendendo più facile il riciclaggio dei tessuti su scala industriale, senza richiedere l’utilizzo di prodotti chimici.  

Biomimicry in ascesa

Un altro settore molto interessante, ma ancora in una fase di sperimentazione, è quello di Biomimicry in cui si vanno a creare dei tessuti in laboratorio, attraverso la bio-ingegneria si provano a creare dei tessuti che imitano il comportamento della natura. 

Innovazioni produttive e sostenibilità verso la moda circolare

Un ulteriore tema fondamentale risiede nella parte di produzione. Sugli aspetti produttivi ci sono alcune variabili importanti come l’utilizzo di prodotti chimici e tossici, che può danneggiare sia lavoratori che l’ambiente circostante; l’utilizzo di grandi quantità di acqua e di energia; l’utilizzo di coloranti che possono essere molto inquinanti. Anche in questo caso, però, esistono delle soluzioni che propongono l’utilizzo di coloranti naturali o anche di microrganismi che, dotati di una certa pigmentazione naturale possono creare la colorazione voluta sul tessuto e con un risparmio di acqua e di energia di circa il 90%. 

Il problema della sovrapproduzione nella moda

Oggi, uno dei problemi più importanti nel sistema della circolarità e della sostenibilità nella moda è che vi è una sovrapproduzione. Il World Economic Forum parla di un gap annuale del 30% tra quello che viene prodotto e quello che viene acquistato dal consumatore, sottolineando la necessità di un cambio.  

Come cambiare? Soluzioni innovative

Al momento, ad esempio, ci sono nuove modalità di produzione come il 3D printing che permette di produrre on demand quando il consumatore ha deciso di effettuare un acquisto, anche personalizzandolo. Non si tratta ancora di un’opzione scalabile e quindi anche costosa, ma si sta lavorando molto in questa direzione per renderlo accessibile a più persone possibili. Altre soluzioni, sono quelle di Rodinia che ha un sistema di produzione automatizzato che rende efficiente ed efficace la produzione one-to-one dei pezzi, andando ad utilizzare un meccanismo di intelligenza artificiale per rendere l’aggregazione dei vari prodotti, seppur diversi tra loro, economicamente sostenibile. 

Moda, noleggio e sistemi second-hand

Zoomando sulla parte di distribuzione ed utilizzo, un tema ad oggi molto diffuso è quello del noleggio. Questo è infatti diventato uno dei nuovi modelli di business all’interno del settore di second hand and circularity, dove si parla di noleggio di seconda mano. Molto successo lo sta avendo il noleggio a lungo termine, dove il capo si tiene per una stagione invece che solo per 4 giorni e poi lo si può cambiare con un altro. Un esempio di questo modello è MUD Jeans, un’azienda che ha sviluppato questo sistema i jeans. Per poterlo utilizzare, si fa un abbonamento annuale, si può tenere il paio di jeans per un anno e poi quando si vuole si cambia, continuando a pagare l’abbonamento oppure riscattandoli.  

Il mercato del second hand inoltre, è in crescita fortissima, solo tra il 2018 ed il 2019 ha avuto una crescita del 12% e rappresenta il 9% dell’intero mercato del luxury. 

Quali sono i driver? 

Il modello digitale ha avuto sicuramente un impatto molto importante perché, oggi, ci sono numerose piattaforme da poter usare, ci sono nuovi compratori che non vogliono più possedere, ma usare e, l’accesso a prodotti iconici che non si trovavano nei negozi di seconda mano di qualche anno fa è aumentato. Nonostante la sostenibilità non sia al primo posto come driver per possedere un capo di seconda mano, un report del Boston Consulting Group dice che il 17% di coloro che hanno rivenduto dei capi ha ritenuto che questo comportamento sia realmente sostenibile.  

La moda virtuale

L’intervento si è concluso parlando del digital fashion ed in particolare del clothing virtuale, dove lo storytelling dice solitamente che in quanto virtuale il capo è sostenibile, perché non c’è produzione e può essere indossato da varie persone. Si tratta di un fenomeno già molto importante, tra i consumatori del luxury uno su due dichiara di conoscere questo fenomeno ed il 39% ha già fatto un acquisto di capi virtuali, e di questi una percentuale molto alta ha poi comprato la controparte fisica. Risultando quindi in un possibile strumento di marketing molto interessante. Quanto sia davvero sostenibile però è ancora tutto da verificare. 

Per sapere di più guarda l’intervento qui

Francesco Castellano

Francesco Castellano ha conseguito un Master in Business Administration, e ha maturato un'esperienza quasi ventennale nel campo della ricerca, della finanza, della consulenza e del business management. In questo periodo è stato impegnato in diversi tipi di progetti come consulente presso Bain & Company, ha lanciato le attività di Uber a Torino e ha lavorato nel dipartimento FP&A di General E... Continua a leggere

Francesco Castellano ha conseguito un Master in Business Administration, e ha maturato un'esperienza quasi ventennale nel campo della ricerca, della finanza, della consulenza e del business management. In questo periodo è stato impegnato in diversi tipi di progetti come consulente presso Bain & Company, ha lanciato le attività di Uber a Torino e ha lavorato nel dipartimento FP&A di General Electric.

Recentemente ha fondato Tondo, un gruppo di organizzazioni che si occupa di diffondere approcci e concetti di Economia Circolare, e di supportare le aziende nella transizione verso un futuro sostenibile e circolare. Francesco è anche l'ideatore e il coordinatore del Re-think Circular Economy Forum, un format di eventi organizzati in diverse città italiane per presentare le più importanti soluzioni di Economia Circolare.

Francesco è stato ospite di diverse università ed eventi, come l'Università Federico II, l'Università Bocconi, la LIUC - Università Cattaneo, l'Università di Pavia, l'Università di Padova, l'Università Cattolica, la IPE Business School, la 24ORE Business School, Campus Party, Torino Stratosferica, Visionary Days.

Francesco è appassionato di Economia Circolare, Innovazioni Cleantech, Venture Building e Imprenditorialità.