Osservatorio RAEE 2025: i rifiuti elettronici tra consapevolezza e sfide aperte
Il tema dei RAEE – Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche è sempre più centrale per la sostenibilità. Smartphone, caricabatterie, piccoli elettrodomestici: oggetti che usiamo ogni giorno e che, a fine vita, diventano una sfida ambientale ma anche una risorsa per l’economia circolare.
Secondo i dati diffusi a luglio dall’Osservatorio RAEE 2025, realizzato dal Centro di Coordinamento RAEE (CdC RAEE), la consapevolezza in Italia è in crescita:
– il 58% degli italiani conosce l’acronimo RAEE;
– il 45% sa spiegare correttamente di cosa si tratta.
Un risultato incoraggiante, segno dell’efficacia delle campagne di sensibilizzazione. Ma la strada resta lunga: troppi cittadini non sanno ancora dove portare i piccoli dispositivi guasti, che finiscono nell’indifferenziato o dimenticati nei cassetti.
Meno errori, ma i piccoli RAEE restano un problema
Il monitoraggio registra un dato positivo: i conferimenti errati (RAEE buttati nella plastica o nel secco indifferenziato) sono scesi al 10%, minimo storico.
Restano però zone grigie su oggetti di uso comune:
– spazzolini elettrici: smaltiti male nel 27% dei casi;
– giocattoli elettronici: 17%;
– smartwatch e wearable: 14%.
Sono dispositivi “dispersivi”, facili da dimenticare o smaltire male. Eppure contengono rame, litio, oro e altre materie prime critiche che se finiscono nell’indifferenziato sono persi per sempre, mentre recuperandoli alimenterebbero nuove filiere produttive.
Giovani indietro: il “digital divide” della sostenibilità
La nota più dolente riguarda i ragazzi tra i 18 e i 26 anni: solo il 40% ha sentito parlare di RAEE e appena il 27% ne conosce la definizione. Inoltre, gli errori di conferimento in questa fascia d’età arrivano al 16%, ben oltre la media nazionale.
Un paradosso, visto che i giovani sono i maggiori consumatori di tecnologia. La soluzione? Portare il messaggio nei loro spazi digitali con short video, creator, challenge come #SvuotaIlCassettoTech, notifiche push delle app dei retailer e progetti di gamification nelle scuole e nei campus.
Servizi “uno contro zero” e “uno contro uno”: strumenti da usare di più
Cresce la conoscenza dei servizi a disposizione: il 51% degli italiani sa di poter consegnare gratuitamente i piccoli RAEE (≤25 cm) nei negozi della grande distribuzione, senza obbligo di acquisto (uno contro zero).
Allo stesso tempo, l’80% è consapevole dei rischi ambientali di uno smaltimento scorretto.
Resta però da rafforzare la comunicazione su strumenti già esistenti:
– con l’uno contro uno, quando acquisti un nuovo dispositivo, il negozio deve ritirare gratuitamente quello vecchio equivalente;
– nelle schede prodotto online o nei volantini fisici, l’informazione sul ritiro RAEE dovrebbe essere sempre chiara;
– un reminder fondamentale riguarda la cancellazione dei dati personali dai dispositivi prima della consegna.
Italia e UE: obiettivi ancora lontani
Il confronto europeo mostra un quadro complesso: il tasso medio di raccolta RAEE nell’UE si ferma al 47% (dati Eurostat 2021), ben sotto l’obiettivo del 65% fissato dalla Direttiva 2012/19/UE.
Solo pochi Paesi hanno raggiunto il target, mentre la preparazione al riuso resta marginale (circa l’1%).
Per l’Italia il messaggio è duplice: da un lato aumentano la conoscenza e i comportamenti corretti; dall’altro servono maggiore intercettazione dei piccoli RAEE, contrasto ai flussi non tracciati e servizi di ritiro più capillari.
Esempi concreti di economia circolare nei RAEE
Nel settore RAEE ci sono già casi reali che mostrano come la transizione sia possibile.
MediaWorld e Unieuro hanno rafforzato i programmi di ritiro RAEE nei punti vendita, con corner dedicati ai piccoli dispositivi e con il servizio gratuito uno contro uno legato all’acquisto di nuovi prodotti.
Comune di Milano, attraverso AMSA, ha realizzato una mappa digitale dei centri di raccolta RAEE, accessibile da sito e app, che aiuta i cittadini a trovare facilmente il punto più vicino.
Queste esperienze dimostrano che quando informazione e servizi sono capillari, i risultati migliorano e i RAEE si trasformano da rifiuti a risorse.
Cosa fare adesso: azioni pratiche (e SEO) per spingere la raccolta
Per tradurre i progressi in chilogrammi raccolti servono micro-azioni semplici e ripetute:
1. Creator & scuole: format come svuota-zaino tech e laboratori educativi con quiz e premi realizzati con materiali riciclati.
2. Ridurre il cassetto-parcheggio: campagne stagionali di “decluttering tech” (Black Friday, primavera, back-to-school) con check-list di cavi, cuffiette, powerbank, spazzolini elettrici.
3. Percorsi locali: landing page per città e quartieri, con mappe dei punti di ritiro e keyword geolocalizzate (dove buttare caricabatterie Milano, smaltimento smartphone Roma).
4. Retail & e-commerce: badge “Ritiro RAEE incluso” in scheda prodotto e banner “Porta qui i piccoli RAEE (uno contro zero)” in home.
5. Privacy-first: guide pratiche tipo “Come cancellare i dati dallo smartphone prima di smaltirlo”.
Conclusione: i RAEE come opportunità
L’Osservatorio RAEE 2025 mostra un’Italia più consapevole e meno incline all’errore, ma anche alle prese con sfide cruciali: colmare il gap generazionale, aumentare la raccolta dei piccoli dispositivi, rendere i servizi capillari e comunicare meglio.
Ogni caricabatterie smaltito correttamente, ogni smartwatch portato in un punto di raccolta rappresenta non solo un rifiuto in meno, ma una materia prima seconda che torna a circolare.
In questo percorso, realtà come Tondo hanno un ruolo prezioso: promuovono conoscenze, stimolano il dialogo tra imprese e cittadini e costruiscono ecosistemi collaborativi per accelerare la transizione.
Perché i RAEE non sono un problema da nascondere in un cassetto, ma una vera opportunità per l’economia circolare.
