Nuove regole UE su rifiuti tessili e spreco alimentare

Il Parlamento Europeo ha approvato a settembre 2025 la nuova direttiva sui rifiuti che modifica la Direttiva 2008/98/CE. Introducendo obiettivi vincolanti per la riduzione dello spreco alimentare e per la gestione sostenibile dei rifiuti tessili.

Si tratta di una delle riforme più rilevanti del pacchetto sull’economia circolare, pensata per dare attuazione concreta agli impegni del Green Deal europeo e avvicinare gli Stati membri agli obiettivi di neutralità climatica al 2050.

L’obiettivo è chiaro: ridurre l’impatto ambientale e sociale dei modelli produttivi europei, costruendo filiere più resilienti, trasparenti e in grado di rigenerare risorse anziché esaurirle.

Obiettivi vincolanti contro lo spreco alimentare


Per la prima volta, l’Unione europea stabilisce target obbligatori di riduzione degli sprechi alimentari entro il 2030.
Gli Stati membri dovranno garantire:


– una riduzione del 10% degli sprechi nella lavorazione e produzione alimentare, rispetto alla media 2021–2023;
– una riduzione del 30% pro capite per i rifiuti alimentari generati da distribuzione, ristorazione, servizi e famiglie.


Ogni Paese sarà tenuto a sviluppare un piano nazionale di prevenzione con sistemi di monitoraggio, raccolta dati e misurazione dei rifiuti lungo tutta la filiera. Le misure si inseriscono nel più ampio quadro della strategia Farm to Fork, che punta a rendere il sistema alimentare europeo più sostenibile.

Secondo il Parlamento, oggi nell’UE vengono sprecati ogni anno circa 60 milioni di tonnellate di cibo, pari a 131 chilogrammi pro capite: un dato incompatibile con gli obiettivi climatici europei e con la sicurezza alimentare globale.

Tessili: responsabilità estesa del produttore (EPR)


Accanto al cibo, il settore tessile è al centro della nuova direttiva. È uno dei comparti con maggiore impronta ambientale: rappresenta il 4% delle emissioni globali di gas serra e richiede grandi quantità di acqua e materie prime.

Per questo, la normativa introduce per tutti gli Stati membri l’obbligo di istituire, entro 30 mesi, schemi di responsabilità estesa del produttore (EPR).
Ciò significa che chi immette prodotti tessili sul mercato dovrà farsi carico dei costi e dell’organizzazione della raccolta differenziata, selezione, riuso e riciclo a fine vita.

Le principali novità introdotte:


– L’obbligo riguarda anche chi vende online o da Paesi extra UE, in modo da evitare concorrenza sleale.
– Le tariffe EPR saranno eco-modulate: prodotti più durevoli, riparabili e riciclabili pagheranno meno.
– Le microimprese avranno più tempo per adeguarsi.


Gli Stati membri dovranno recepire la direttiva entro 20 mesi, e attivare i sistemi EPR entro 30 mesi.
In pratica, entro il 2030 l’intero mercato europeo del tessile dovrà essere tracciato, circolare e progettato per ridurre al minimo i rifiuti.

Impatti e opportunità per le imprese


La nuova direttiva non è solo un vincolo normativo: è una leva per innovare i modelli di produzione e consumo.
Nel settore tessile, l’introduzione dell’EPR incentiverà lo sviluppo di nuove filiere di raccolta e rigenerazione, di servizi di riparazione e noleggio e di piattaforme per la tracciabilità dei materiali.

Nel comparto alimentare, la misurazione obbligatoria dello spreco spingerà aziende, ristoranti e retailer a investire in logistica intelligente, digitalizzazione e partnership solidali, con benefici economici oltre che ambientali.

Le imprese che sapranno anticipare questi cambiamenti potranno accedere più facilmente a fondi europei, partnership industriali e mercati in rapida evoluzione, dove la circolarità diventa un vantaggio competitivo.

Esempi e casi studio:

Diversi progetti europei e italiani dimostrano che le logiche promosse dalla direttiva non solo sono possibili, ma già operative.


Refashion (Francia)

Refashion è la prima eco-organizzazione francese dedicata alla gestione dei rifiuti tessili.
Nata nel 2008, è oggi un modello di riferimento per i sistemi di responsabilità estesa del produttore in Europa.
Coinvolge oltre 4.000 brand del settore moda e ha permesso di raccogliere e valorizzare più di 250.000 tonnellate di tessili usati nel 2024.
Refashion coordina i flussi di raccolta, finanzia l’innovazione nel riciclo e sostiene imprese che sviluppano nuove fibre da abiti dismessi.


Rifo (Italia)
Rifo è un’azienda italiana nata a Prato, nel cuore del distretto tessile toscano, e rappresenta una delle migliori pratiche europee di moda circolare.
Produce capi e accessori realizzati con fibre rigenerate provenienti da vecchi indumenti in lana, cashmere e denim, grazie a un processo di riciclo meccanico a filiera corta.
Rifo ha costruito un modello trasparente e locale, che riduce drasticamente l’impatto ambientale e sociale della produzione, e coinvolge attivamente la comunità attraverso programmi di raccolta dei capi usati.
L’azienda ha inoltre collaborato con Tondo all’interno del progetto Circular Threads, partecipando alla valutazione del Circularity Assessment Score (CAS), lo strumento sviluppato da Tondo per misurare il livello di circolarità delle imprese.
Un esempio di come l’innovazione possa nascere dal territorio e diventare un simbolo di rigenerazione industriale e collaborazione ecosistemica.


Too Good To Go (Danimarca)
Too Good To Go è la piattaforma europea che connette ristoranti, supermercati e panetterie con consumatori disposti ad acquistare a prezzo ridotto prodotti invenduti ma ancora perfettamente commestibili.
Diffusa in oltre 17 Paesi, ha già salvato più di 300 milioni di pasti dallo spreco, riducendo emissioni e perdite economiche per le imprese del food.
Un esempio concreto di come la tecnologia digitale possa trasformare un problema ambientale in un servizio efficiente e scalabile.


Last Minute Market (Italia)
Last Minute Market è uno spin-off dell’Università di Bologna, fondato dall’economista Andrea Segrè.
Da oltre vent’anni recupera eccedenze alimentari e beni invenduti da supermercati, mense e aziende, redistribuendoli al terzo settore.
È considerato un pioniere dell’economia circolare applicata al cibo e ha ispirato molte delle misure oggi incluse nella direttiva europea.

Le sfide da affrontare

Nonostante il potenziale, restano alcune sfide strutturali. Molti Paesi europei non dispongono ancora di infrastrutture adeguate per la raccolta differenziata dei tessili, né di impianti su larga scala per il loro riciclo.
Nel settore alimentare, la misurazione omogenea dello spreco richiederà strumenti digitali e standard condivisi tra Paesi e operatori.

Un altro nodo sarà il costo di adeguamento per le PMI, che dovranno sostenere investimenti per conformarsi alle nuove regole. Per questo sarà fondamentale il ruolo dei programmi di supporto pubblico e delle reti di collaborazione tra imprese, startup e centri di ricerca.

Conclusione: dalla norma all’innovazione


La nuova direttiva europea su rifiuti tessili e spreco alimentare segna un punto di svolta per l’economia circolare del continente. Non è solo un obbligo normativo, ma una spinta alla trasformazione industriale che premia chi innova nei materiali, nella logistica, nei modelli di consumo e nella gestione dei dati.
Le esperienze di Refashion, Orange Fiber, Too Good To Go e Last Minute Market dimostrano che la circolarità è già praticabile e capace di generare impatto economico e sociale.
In questo scenario, Tondo si afferma come ecosistema di connessione, conoscenza e collaborazione, in grado di mettere in rete imprese, startup, istituzioni e cittadini per accelerare la transizione verso modelli produttivi realmente rigenerativi.
Se l’Europa vuole realizzare gli obiettivi del Green Deal, serviranno più reti come Tondo: luoghi dove innovazione e collaborazione si incontrano per costruire un’economia che non produce rifiuti, ma valore condiviso.

Francesco Castellano

Francesco Castellano è un esperto leader aziendale e stratega con oltre 20 anni di esperienza nel campo della ricerca, della finanza, della consulenza e dell'imprenditoria. Ha ricoperto ruoli di grande impatto, tra cui quello di consulente presso Bain & Company, l'avvio delle attività di Uber a Torino e il ruolo di amministratore delegato di una start-up svizzera. Negli ultimi anni, France... Continua a leggere

Francesco Castellano è un esperto leader aziendale e stratega con oltre 20 anni di esperienza nel campo della ricerca, della finanza, della consulenza e dell'imprenditoria. Ha ricoperto ruoli di grande impatto, tra cui quello di consulente presso Bain & Company, l'avvio delle attività di Uber a Torino e il ruolo di amministratore delegato di una start-up svizzera.

Negli ultimi anni, Francesco Castellano ha fondato Tondo, un hub di organizzazioni dedicate a promuovere approcci di Economia Circolare e a sostenere le aziende nella transizione verso pratiche sostenibili e circolari. È anche l'ideatore e il coordinatore del Forum Re-think Circular Economy, un evento di alto profilo che si svolge in tutta Italia per presentare soluzioni innovative di Economia Circolare.

Francesco Castellano collabora con le istituzioni europee, in qualità di esperto per l'iniziativa Circular Cities and Regions della Commissione europea e di mentore di startup nell'ambito del New European Bauhaus Booster Program dell'Istituto europeo di innovazione e tecnologia (EIT). Grazie a questi ruoli, sostiene attivamente lo sviluppo e la scalabilità delle imprese dell'economia circolare in tutta Europa.

È anche un ricercato oratore e conferenziere, che condivide la sua esperienza in materia di economia circolare, innovazione e imprenditorialità presso università ed eventi internazionali. Francesco Castellano ha conseguito certificati di formazione per dirigenti presso prestigiose istituzioni come il MIT, Harvard e l'Università della Virginia, consolidando ulteriormente le sue credenziali in materia di strategia, sostenibilità e innovazione.

Francesco Castellano, che parla correntemente italiano, inglese e spagnolo, unisce le sue diverse competenze alla passione per l'economia circolare, le innovazioni cleantech e l'imprenditorialità. Il suo solido background in strategia aziendale, sostenibilità, sviluppo dell'innovazione e finanza gli consente di guidare un cambiamento d'impatto in ogni iniziativa che intraprende.