“Vecchia” e “Nuova” Economia Circolare


Roberto Zoboli, durante il “Re-Think Circular Economy Forum”, ha introdotto alcuni elementi chiave per comprendere l’Economia Circolare, distinguendo tra “Vecchia” e “Nuova” Economia Circolare.


Alcuni degli elementi descritti in questo articolo provengono da studi sviluppati dal centro di ricerca interuniversitario “SEEDS” – Sustainability Environmental Economics and Dynamics Studies – di cui l’Università Cattolica è membro. L’Università Cattolica è anche partner del Centro tematico europeo sui rifiuti e i materiali in un’economia verde, che sviluppa studi e ricerche per l’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA).


In particolare, l’Università Cattolica ha contribuito alla stesura di tre relazioni per l’AEA che includono sia aspetti tecnici che informativi:


Nel 2019 sarà pubblicato il quarto rapporto dell’AEA sull’economia circolare.


Nuovi modelli comportamentali


L’idea di implementare l’Economia Circolare può forzare e orientare l’intero sistema economico verso nuovi modelli comportamentali. Ciò significa orientarsi verso ciò che piace alla comunità e ciò che la comunità vuole prevalere, da un punto di vista sostenibile, ambientale e sociale.


Lo schema concettuale dell’OCSE è utile per inquadrare l’Economia Circolare, sottolinea tre diversi livelli di azioni possibili:

  • La chiusura dei flussi di risorse: il più noto come “processo di recupero e riciclo”, dove il sistema dei rifiuti ha un ruolo importante, ma comprende anche il riutilizzo e la ri-produzione dei prodotti;
  • Il rallentamento del ciclo di utilizzo: l’allungamento della vita dei prodotti e il contrasto del rapido invecchiamento, rispetto a quanto è logico dal punto di vista tecnico e accettabile a livello sociale;
  • La contrazione del ciclo di utilizzo: l’uso efficiente delle risorse evitando sprechi e producendo più articoli con la stessa quantità di risorse e materiali, con un’attenzione estesa al design e alla “economia della condivisione”.


Un driver fondamentale per raggiungere questi tre obiettivi è costituito dalle direttive europee sui rifiuti, che definiscono obiettivi ambiziosi nel campo del riciclo e che fanno riferimento alla responsabilità estesa del produttore. Hanno inoltre definito la strategia per la plastica, che sta portando a una riduzione dell’uso della plastica monouso e sta riequilibrando la differenza tra la raccolta differenziata e l’effettivo riciclo degli imballaggi in plastica.


Un altro importante motore per lo sviluppo dell’Economia Circolare è l’aspetto culturale e comunicativo. In Europa, gli studi e le ricerche sviluppate dalla Ellen MacArthur Foundation hanno avuto un grande impatto. Ad esempio, i concetti e i flussi riassunti nel diagramma sottostante sono diventati uno dei riferimenti dell’Economia Circolare. Questo suggerisce che la cultura può essere uno dei più importanti motori per la diffusione dell’Economia Circolare e l’importanza delle Imprese nell’applicazione dell’Economia Circolare.


By Ellen MacArthur Foundation


Vecchia” e “Nuova” economia circolare


Per quanto riguarda il concetto di “Vecchia” e “Nuova” economia circolare, è importante sottolineare due elementi. Il primo è che il concetto espresso nel primo livello dall’OCSE è un elemento costitutivo della “Vecchia” Economia Circolare ed è già incorporato nei processi di produzione. In alcuni settori industriali, i rifiuti sono un input produttivo. Ad esempio, l’industria cartaria europea, in cui la carta riciclabile è diventata la principale fonte di fibre (46% nel 2015), e una parte principale del sistema industriale della carta è composta da quelle aziende che operano come riciclatori.


Questa evoluzione è derivata dalla politica europea, in particolare dalla politica del packaging, che ha portato a un grande flusso di volumi di materiali secondari a basso costo e a un cambiamento nella struttura produttiva del settore cartario.


In Italia il 75% dei rifiuti industriali è sottoposto a un processo di recupero dei materiali (anche se non si hanno informazioni sulle aziende che utilizzano questi materiali) e il fatturato delle industrie di riciclo nel 2015 è stato stimato in 34 miliardi di euro, con 80.000 dipendenti.


Nelle industrie soggette alla Responsabilità Estesa del Produttore, la trasformazione della filiera che massimizza il riutilizzo dei materiali, si è già verificata, ad esempio, nei settori del metallo, dell’automotive e dell’elettronica.


È un processo che possiamo definire consolidato. Il sistema di imballaggio è uno degli esempi più evidenti di questa trasformazione, dove il CONAI è attivo dal 1997, la percentuale di riciclo raggiunta in Italia è del 67% nel 2016.


La “Vecchia” Economia Circolare è pronta, e crescerà sempre più grazie a tre elementi:

  • La spinta delle politiche europee;
  • Una più forte propensione culturale;
  • Un buon potenziale economico.


In Europa si producono 2,5 miliardi e mezzo di tonnellate di rifiuti all’anno e il 48% viene inviato in discarica.


L’obiettivo è che le discariche non siano più necessarie, raggiungendo la “zero discariche“, il che significa che un forte flusso di materiali, circa 1,2 miliardi di tonnellate all’anno, potrebbe essere portato per essere riutilizzato dal sistema industriale nei prossimi anni.


La “Nuova” Economia Circolare prevede il passaggio dalla circolarità dei materiali alla circolarità di aziende, organizzazioni, agenti economici e istituzionali che diventano i principali protagonisti di questo cambiamento. Essa porterà una logica circolare nei modelli di business esistenti e la nascita di nuove imprese che utilizzano tecnologie e sistemi organizzativi ancora inesistenti.


Ci sono tre tendenze:

  1. L’allineamento delle grandi imprese che incorporano in modo veloce la logistica circolare;
  2. La nascita di micro modelli di business circolari e innovativi portati avanti da piccole aziende e startup;
  3. Il flusso di nuove idee e progetti derivanti dalla ricerca, in particolare quella europea, come motori di nuovi paradigmi.


Per quanto riguarda le piccole e medie imprese, è evidente che esistono aree interessanti, come la “bioeconomia“: la chimica verde può riservarci interessanti sorprese innovative nei prossimi anni.


Dobbiamo tenere presente che, questi modelli di business sollevano una serie di barriere che sono tipiche delle innovazioni e delle startup più radicali, la loro implementazione su larga scala potrebbe essere particolarmente complessa. Un’altra questione importante è la forte attenzione alla ricerca stimolata anche dai finanziamenti europei degli ultimi anni: dal 2015 il Programma Horizon2020 ha finanziato 61 progetti legati all’Economia Circolare per un totale di 345 milioni di euro e attualmente ci sono altre 16 linee di bilancio sulla ricerca della Economia circolare. La vera domanda è quanto sia vitale e reale questa nuova EC. Secondo Zoboli, solo le aziende possono rispondere a questa domanda.

Francesco Castellano

Francesco Castellano è un esperto leader aziendale e stratega con oltre 20 anni di esperienza nel campo della ricerca, della finanza, della consulenza e dell'imprenditoria. Ha ricoperto ruoli di grande impatto, tra cui quello di consulente presso Bain & Company, l'avvio delle attività di Uber a Torino e il ruolo di amministratore delegato di una start-up svizzera. Negli ultimi anni, France... Continua a leggere

Francesco Castellano è un esperto leader aziendale e stratega con oltre 20 anni di esperienza nel campo della ricerca, della finanza, della consulenza e dell'imprenditoria. Ha ricoperto ruoli di grande impatto, tra cui quello di consulente presso Bain & Company, l'avvio delle attività di Uber a Torino e il ruolo di amministratore delegato di una start-up svizzera.

Negli ultimi anni, Francesco Castellano ha fondato Tondo, un hub di organizzazioni dedicate a promuovere approcci di Economia Circolare e a sostenere le aziende nella transizione verso pratiche sostenibili e circolari. È anche l'ideatore e il coordinatore del Forum Re-think Circular Economy, un evento di alto profilo che si svolge in tutta Italia per presentare soluzioni innovative di Economia Circolare.

Francesco Castellano collabora con le istituzioni europee, in qualità di esperto per l'iniziativa Circular Cities and Regions della Commissione europea e di mentore di startup nell'ambito del New European Bauhaus Booster Program dell'Istituto europeo di innovazione e tecnologia (EIT). Grazie a questi ruoli, sostiene attivamente lo sviluppo e la scalabilità delle imprese dell'economia circolare in tutta Europa.

È anche un ricercato oratore e conferenziere, che condivide la sua esperienza in materia di economia circolare, innovazione e imprenditorialità presso università ed eventi internazionali. Francesco Castellano ha conseguito certificati di formazione per dirigenti presso prestigiose istituzioni come il MIT, Harvard e l'Università della Virginia, consolidando ulteriormente le sue credenziali in materia di strategia, sostenibilità e innovazione.

Francesco Castellano, che parla correntemente italiano, inglese e spagnolo, unisce le sue diverse competenze alla passione per l'economia circolare, le innovazioni cleantech e l'imprenditorialità. Il suo solido background in strategia aziendale, sostenibilità, sviluppo dell'innovazione e finanza gli consente di guidare un cambiamento d'impatto in ogni iniziativa che intraprende.