Rethinking Value: come le imprese stanno trasformando la circolarità
La circolarità è sempre più centrale nel dibattito economico, ma resta spesso confinata in presentazioni strategiche o progetti sperimentali senza un reale impatto sul core business. Per molte aziende rimane un concetto astratto, difficile da tradurre in processi, prodotti e modelli di valore. Il white paper Rethinking Value: Business pathways to circular transformation della Vlerick Business School nasce proprio per colmare questo divario: mostra come la circolarità possa diventare un motore concreto di innovazione, competitività e resilienza.
Il rapporto analizza la trasformazione circolare attraverso casi reali provenienti da settori molto diversi: finanza, elettronica, materiali polimerici, retail e agri-food, dimostrando che la circolarità non è un approccio di nicchia, ma una prospettiva che può riorientare qualsiasi modello industriale.
Perché ripensare il valore
Il modello lineare che ha dominato l’economia negli ultimi decenni sta mostrando limiti strutturali sempre più evidenti. La crescente instabilità dei mercati delle materie prime, le pressioni normative europee e il peso degli impatti ambientali rendono necessario un cambio radicale. Secondo la Circularity Gap Report 2025, solo il 7,2% dei materiali globali rientra oggi nei cicli produttivi: un segnale chiaro di inefficienza e spreco di valore.
Il cuore del white paper è proprio l’invito a ripensare cosa significhi “valore”. Non più soltanto ricavo immediato derivante dalla vendita di un prodotto, ma valore lungo il tempo: capacità di durare, rigenerarsi, essere riusato, recuperato e trasformato in nuovi servizi o materiali. Questo approccio riduce dipendenza da risorse critiche, stabilizza i costi, migliora la resilienza della supply chain e apre opportunità di business prima inesplorate.
I pilastri della trasformazione circolare
La ricerca individua cinque dimensioni fondamentali da cui parte ogni percorso credibile di trasformazione.
La prima è il systems thinking: la capacità di considerare processi, prodotti e flussi di materiali come parti di un sistema integrato. Senza una visione sistemica, la circolarità rischia di rimanere frammentata. Esempi come la Kalundborg Symbiosis in Danimarca mostrano quanto sia potente la collaborazione tra industrie diverse, in cui gli scarti di un attore diventano risorse per un altro.
Il secondo pilastro è il design. L’80% degli impatti ambientali si decide nelle prime fasi di sviluppo del prodotto, quando si scelgono materiali, forma, modularità e modalità di assemblaggio. Progettare con la circolarità in mente significa rendere i prodotti riparabili, aggiornabili, smontabili e riciclabili, aprendo la strada a cicli di vita più lunghi e stabili.
Il terzo è l’innovazione dei modelli di business. Non si tratta solo di produrre diversamente, ma di creare valore in nuovi modi: servizi invece di vendite, programmi di ritorno dei prodotti, mercati di seconda vita, rigenerazione e remanufacturing. Strumenti come il Circular Value Index permettono di valutare la convenienza economica di queste strategie in modo oggettivo.
Il quarto pilastro è l’insieme dei meccanismi abilitanti: digitalizzazione, normative, finanza e strumenti legali. L’introduzione del Digital Product Passport, la crescente diffusione di strumenti finanziari legati alla sostenibilità e le nuove regolazioni europee rendono più semplice misurare, gestire e incentivare la circolarità lungo l’intera filiera.
Infine, il quinto pilastro riguarda le persone. Senza leadership, competenze specifiche, incentivi coerenti e una cultura che abbraccia la sperimentazione, la circolarità non riesce a scalare. È forse l’area meno tangibile ma più determinante.
Casi studio: come la circolarità prende forma nelle imprese
La parte più concreta del white paper è l’analisi di casi reali. Non si tratta di iniziative isolate, ma di processi strategici che stanno già trasformando settori molto diversi.
ABN AMRO — La finanza come acceleratore della transizione
ABN AMRO è uno dei primi esempi di banca che incorpora la circolarità direttamente nella valutazione del rischio e nelle politiche di credito. Ha contribuito allo sviluppo del Circular Risk Scorecard, oggi utilizzato anche da altri istituti finanziari, e supporta attivamente aziende che adottano modelli product-as-a-service. Il suo Sustainable Impact Fund investe in soluzioni circolari ad alto potenziale, dimostrando che la finanza può plasmare nuovi standard di mercato.
Barco — Tecnologia progettata per durare
Barco opera in un settore quello dei sistemi di visualizzazione, tradizionalmente basato sull’innovazione rapida e sulla sostituzione frequente dei prodotti. Introducendo la metodologia Ecoscore, l’azienda ha ripensato progettazione e servizi: prodotti modulari, riparazioni facilitate, programmi di ritorno e processi di refurbishment. La circolarità è diventata una leva per rendere più resilienti le operazioni e al contempo aprire nuovi servizi ad alto valore.
B.I.G. — Riprogettare un settore ad alta intensità materiale
Beaulieu International Group gestisce enormi volumi di materiali polimerici, un settore complesso da trasformare. Con la strategia Route 2030, il gruppo punta a utilizzare metà delle materie prime da fonti riciclate o bio-based entro il 2030 e a sviluppare prodotti completamente riciclabili. Iniziative come i programmi di raccolta Relive e Circul8 o il progetto REWIND mostrano che anche nei settori più difficili la circolarità può diventare una strategia industriale realistica.
IKEA — Circolarità su scala globale
IKEA rappresenta uno degli esperimenti più convincenti di applicazione della circolarità a livello di massa. I programmi di riacquisto e la piattaforma IKEA Pre-Owned dimostrano come sia possibile normalizzare la seconda vita dei prodotti nel grande retail. Nel 2023, solo in Belgio, oltre dodicimila articoli sono rientrati attraverso il servizio di Buy-Back, un aumento del 72% rispetto all’anno precedente. La governance interna è stata adattata di conseguenza, integrando obiettivi ambientali nella valutazione delle performance.
Impetus — Valorizzare i flussi laterali nell’agri-food
Nel settore agroalimentare, Impetus lavora direttamente con gli scarti di produzione, trasformandoli in nuove risorse. Attraverso un approccio di “circularity-as-a-service”, l’azienda aiuta produttori e trasformatori a mappare flussi secondari, identificare percorsi di valorizzazione e sviluppare nuovi output commerciali. È un esempio di come la circolarità possa nascere da dove normalmente si vede solo un costo.
Dalle strategie all’azione: che cosa accomuna le aziende più avanzate
Dall’analisi dei casi emergono alcuni elementi ricorrenti. Le aziende che ottengono risultati concreti sono quelle che integrano la circolarità nei propri obiettivi strategici e non come iniziativa accessoria. Sono anche quelle che costruiscono partnership solide lungo la filiera, superano i silos interni e investono nel design come leva di lungo periodo. Inoltre, non aspettano che la normativa imponga il cambiamento, ma agiscono in anticipo, creando vantaggio competitivo.
Un aspetto fondamentale è la capacità di creare domanda: la circolarità funziona quando i clienti, aziende o consumatori trovano valore nei servizi di riparazione, nei prodotti di seconda vita o nei modelli basati sull’uso anziché sulla proprietà. Infine, quasi tutti i casi studio dimostrano l’importanza di iniziare in piccolo, sperimentare e poi scalare progressivamente.
Una transizione già in movimento
Il white paper sottolinea che la circolarità non è una soluzione semplice né immediata. Richiede competenze nuove, infrastrutture adeguate e la capacità di misurare e monitorare i flussi materiali. Ma dimostra anche che, quando affrontata con metodo, genera risultati tangibili: riduzione dei costi, maggiore resilienza, nuove opportunità di mercato e una migliore gestione dei rischi.
La transizione è già in corso, guidata da imprese che non vedono la circolarità come un obbligo, ma come un’occasione per ridisegnare i propri modelli di valore.
La visione di Tondo
Per Tondo, che lavora ogni giorno per accelerare l’innovazione circolare, questo studio è una conferma importante: la circolarità non è più un’aspirazione, è un’evoluzione inevitabile dei modelli economici. Richiede collaborazione, visione sistemica e il coraggio di mettere in discussione processi consolidati, ma apre a un’economia capace di rigenerare valore invece di consumarlo.
La sfida ora è trasformare questi esempi in standard diffusi. È qui che si gioca la competitività delle imprese europee nei prossimi anni.
