Global Circularity Protocol: lo standard per la circolarità
Negli ultimi anni la circolarità è entrata stabilmente nel linguaggio delle imprese, delle istituzioni e degli investitori. Tuttavia, trasformare questo concetto in pratica operativa e in un vero motore di innovazione rimane una sfida aperta. Di conseguenza, molte aziende dichiarano obiettivi ambiziosi legati all’economia circolare, ma faticano a capire cosa significhi misurare la circolarità, un aspetto fondamentale su cui Tondo lavora attivamente, anche tramite i propri strumenti di misurazione della circolarità, come implementarla nella value chain, come valutarne i benefici e come comunicarla in modo credibile.
Il Global Circularity Protocol for Business (GCP) nasce esattamente per colmare questo divario. Si tratta di un framework globale che aiuta le imprese a misurare, gestire e comunicare la propria performance circolare attraverso indicatori standardizzati, processi chiari e un linguaggio condiviso. Inoltre, è uno strumento nuovo, sviluppato con il contributo di oltre 80 organizzazioni e più di 150 esperti, che ha l’ambizione di portare finalmente coerenza in un panorama finora frammentato.
In un momento in cui normative come la CSRD, il Digital Product Passport e le nuove direttive sui rifiuti stanno ridisegnando il contesto competitivo europeo, il Global Circularity Protocol rappresenta un passo avanti cruciale per tutte le aziende che vogliono integrare la circolarità nel proprio modello di valore, non solo nelle strategie di sostenibilità.
Perché serve un Global Circularity Protocol
Per esempio, nonostante la crescente diffusione dell’economia circolare, esiste ancora un grande problema: ognuno misura la circolarità a modo proprio. Alcune aziende si concentrano sulla percentuale di riciclato, altre sul design del prodotto, altre ancora sulla riduzione dei rifiuti o su analisi qualitative. Questo rende impossibile confrontare i risultati tra settori, tra competitor o all’interno della stessa filiera.
Per questo motivo, la mancanza di standard condivisi genera tre conseguenze principali:
1. Scarsa comparabilità dei dati: investor, partner e regolatori hanno difficoltà a interpretare risultati espressi con metodologie molto diverse.
2. Difficoltà di scalare le iniziative circolari: senza una metrica unica, la circolarità rimane spesso confinata in progetti pilota, senza passare alla governance aziendale.
3. Rischio di greenwashing involontario: le aziende comunicano risultati difficili da verificare, minando la fiducia degli stakeholder.
Il Global Circularity Protocol nasce proprio per risolvere queste criticità. Non propone un semplice toolkit di indicatori, ma un percorso strutturato in cinque fasi: Frame, Prepare, Measure, Manage, Communicate. È un metodo pensato per aiutare le imprese a integrare la circolarità nei processi decisionali e operativi, con rigore scientifico e applicabilità concreta.
I cinque pilastri del Global Circularity Protocol
1. Frame – Definire obiettivi e ambito dell’analisi
La prima fase invita l’azienda a chiarire perché vuole misurare la circolarità e per quale audience. È un passo spesso sottovalutato, ma decisivo: un’analisi efficace può essere condotta a livello di materiale, prodotto, business unit o intera organizzazione, a seconda degli obiettivi strategici.
In questa fase si definiscono:
– use case (es. reporting, gestione interna, mitigazione dei rischi);
– stakeholder chiave;
– livello di maturità;
– confini dell’analisi.
Un buon framing evita dispersioni di tempo e risorse, e permette di concentrarsi su ciò che genera valore reale.
2. Prepare – Mappare la value chain e identificare punti critici
La seconda fase serve a costruire una base di conoscenze solida su cui poggiare la misurazione. L’impresa deve:
– definire confini organizzativi e operativi;
– mappare flussi di materiali lungo l’intera value chain;
– identificare hotspot, rischi e opportunità;
– definire quali materiali e processi misurare prioritariamente.
Questa è una delle parti più concrete e illuminanti del Protocollo. Per molte aziende è la prima volta in cui si osservano i flussi materiali in modo completo non solo in entrata e uscita, ma anche lungo tutte le fasi di trasformazione, utilizzo, manutenzione e fine vita.
3. Measure – Misurare la circolarità con indicatori comparabili
Il cuore del Global Circularity Protocol è la fase di misurazione. A differenza di molte metodologie esistenti, il GCP integra tre dimensioni:
1. Circular performance assessment, include indicatori come:
– percentuale di circular inflow
– percentuale di circular outflow
– recovery potential
– material circularity
– dematerializzazione (assoluta e relativa)
2. Value assessment, misura il valore creato dalla circolarità:
– material circularity revenue
– produttività dei materiali
– estensione del ciclo di vita
3. Impact assessment, valuta come la circolarità riduce gli impatti ambientali e sociali:
– emissioni GHG
– pressione sulle risorse naturali
– benefici sociali e territoriali
Questo approccio permette di superare la visione limitata della circolarità come mera “riduzione dei rifiuti”, e di considerarla come un vero driver di competitività, resilienza e risparmio di risorse.
4. Manage – Tradurre i risultati in strategie operative
Una misurazione efficace genera valore solo se porta a decisioni migliori. Per questo il Protocollo dedica una fase specifica alla gestione dei risultati. Le aziende sono guidate a:
– analizzare pattern e inefficienze;
– prioritizzare interventi in base a impatti, fattibilità e ritorno;
– sviluppare una roadmap con target chiari;
– definire ruoli, competenze e governance interna.
Gli esempi riportati dalle linee guida mostrano azioni concrete come:
– aumentare l’uso di materiali secondari;
– migliorare il design per la disassemblabilità;
– collaborare con i fornitori per standard circolari;
– introdurre modelli di servizio o programmi di ritorno dei prodotti.
È il passaggio in cui la circolarità diventa davvero un tema di business, non solo ambientale.
5. Communicate – Comunicare in modo trasparente e credibile
L’ultima fase del Protocollo affronta un elemento fondamentale: la comunicazione verso investitori, regolatori, clienti e partner. La disclosure deve essere:
– decision-useful,
– comparabile,
– comprensibile,
– coerente con le normative emergenti.
Il GCP fornisce indicazioni pratiche su livelli di disclosure, target audience, formati e messaggi chiave. È un supporto utile soprattutto in vista della crescente richiesta di dati verificabili da parte dei mercati e delle istituzioni.
Che cosa cambia davvero per le imprese
Il Global Circularity Protocol rappresenta un vero punto di svolta perché:
– armonizza un panorama frammentato di metriche;
– collega misurazione, gestione e comunicazione;
– rende operativa la circolarità nelle decisioni di business;
– favorisce la comparabilità lungo le filiere globali;
– prepara le aziende alle nuove normative europee;
– crea un linguaggio comune per innovazione, investimenti e partnership.
Il risultato è un approccio che permette alle imprese di individuare dove investire, come ridurre rischi e inefficienze, e come generare valore economico e ambientale nel tempo. In altre parole, la circolarità diventa un motore di trasformazione strategica.
La visione di Tondo
Per Tondo, che da anni lavora per rendere concreta e scalabile l’economia circolare, il Global Circularity Protocol rappresenta un passaggio chiave verso un futuro più competitivo e resiliente per le imprese europee.
Il Protocollo conferma ciò che osserviamo quotidianamente nei progetti: la circolarità funziona quando è misurata, quando è integrata nei processi decisionali, quando ha una governance chiara e quando diventa una leva di innovazione, non un semplice adempimento.
Per accompagnare le aziende in questo percorso, Tondo ha sviluppato iniziative come l’AI Circular Venture Sprint e il pilot “Tool di circolarità + AI”, pensate per accelerare lo sviluppo di prodotti circolari e migliorare la misurazione delle performance.
Il GCP aiuta a trasformare questa visione in pratica. Offre strumenti concreti a imprese grandi e piccole, facilita la collaborazione lungo le filiere e crea le condizioni per una circolarità trasparente, verificabile e scalabile.
La sfida dei prossimi anni sarà portare questo approccio in ogni settore, adattarlo alle PMI, integrarlo con tecnologie digitali e usarlo per sviluppare nuovi modelli di valore basati sull’uso efficiente delle risorse.
È una trasformazione già in corso. Il Global Circularity Protocol può essere il catalizzatore che accelera l’evoluzione verso un’economia capace non solo di ridurre gli impatti, ma di rigenerare valore.
